coeur

Sans papier - reato d'esistenza di una buona a nulla

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Il libro è dedicato a te, Giacomo.

Tutto d’un fiato, tutto d’un sorso te lo sei letto, sere fa, accanto a me,
a letto, quando, sei tornato a tirarmi fuori dal mio girone dell’inferno
dove ormai vivo da tempo,

Il tempo con te è il mio tempo migliore perchè è il tempo che ha futuro.
Il mio tempo è un tempo morto da cui può nascere solo
l’illusione di vita attraverso le parole.

Più di chiunque altro tu l’Ami, quest’insieme di fogli
racchiusi in una scatola bianca,

Tu non m’hai visto scrivere.Tu m’hai visto morire.
Ch’è la peggiore cosa una mamma possa dare al proprio figlio.
Una morte lenta, giorno dopo giorno, mentre mi chiedevi di non andare
e io non avevo sponde se non te, dove ancorare i miei eventuali altri giorni.
M’hai vista bloccata in un letto, per un anno.
M’hai visto rifiutare tutte le cure possibili.
M’hai visto rifiutare ogni volontà di guarigione.

Più volte t’ho affidato il futuro. sperando di non svegliarmi più.
Poi arrivò la stagione della stanchezza.
Quei giorni bui in cui ogni giorno pregavo quel Signore che mai
t’ho insegnato a pregare, di portarmi via.
Di prendermi, magari, mentre t’abbracciavo
per morire nel pieno della vita. La tua.

Sono stati i giorni della pioggia.
Pioggia che ci lavava gli occhi e che ci rendeva carne senza pelle.
Lì hai imparato a piangere in silenzio.
Lì hai imparato a costruirti le spalle che le mie erano piccole.
Lì abbiamo iniziato a piangere insieme.

Scelsi allora di allontanarti da me, non perchè non t’amassi,
ma perchè t’amavo così tanto che non era giusto
tu vivessi nella mia tomba, tu avevi bisogno d’Amore
e hai la fortuna di un padre che t’Ama.

Quando scelsi di morire, ero già il mio inverno
e il mio corpo provato non aveva più voglia di resurrezione.
Lasciai la vita, per morire lontano da te,
lontano da tutti.
Ed è stato l’inverno più lungo della nostra vita:
Lungo perchè ogni giorno ancora mi svegliavo
e mi svegliavo piangendo
per piangere le lacrime prese in prestito dalla maledizione.

Arrivò la morte e poco prima che arrivasse
mi presero con la forza, ch’io non ci sarei voluta andare,
 fino a lassù sulla casa sul lago,
la nostra seconda casa,
l’utero che mi ha salvata da me stessa,
la casa che m’ha restituita alla vita.

Sei stato l’unico a capire che la Parola
forse avrebbe potuto salvarmi
e come un genitore, quando tornavi controllavi le cose scritte
e mi rimproveravi se non scrivevo.
"Mamma, devi scrivere, Secondo me prima o poi pubblichi!
Forza! E’ bello come scrivi. Fallo per me!"

Allora io mi sono aggrappata a quel tuo
"fallo per me"
ogni giorno e ogni notte. Spesso piangendo.
L’ho fatto per te, solo per te!

E sabato sera, in una stagione non del tutto passata
ma con qualche schiarita nelle mie solitudini,
in questa casa dove t’ho cresciuto e piena dei nostri odori,
tu leggevi il libro mentre io scrivevo
accarezzandoti, piangendo, la testa.

– E’ bellissima questa!
Pensavo ti riferissi ad un brano del tuo cd che stavamo ascoltando.
– No, mamma. Parlo del libro. Questa poesia è bellissima.
– Quale tesoro?
La bambina e il ciliegio. E’ bellissima.

Ti guardo, t’abbraccio e ti chiedo scusa
per tutte le ciliegie che t’ho negato e per i troppo lunghi inverni
che hai visto nei miei occhi.

– Sei bellissima oggi mamma. Hai gli occhi che ridono
anche se piangono.

E t’abbraccio come s’abbracciano le cose preziose della vita.
Il libro è dedicato tutto a te. solo a te!

Mamma sei bella quando sali sul ciliegio in fiore,
Sembri davvero essere tornata te!
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liberamente tratto dalle lacrime