fougue

en pensée sur la plage

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Partire ha il senso incompiuto del tornare.
Un viaggio dentro, attraverso luoghi mai visti
e da sempre familiari.

E’ così che sono partita.
E’ con molte più domande che sono tornata!

***

Il viaggio è la fuga e sono stanca di ribellarmi alla vita.
Su un taccuino ho annotato frasi e apparenti inutili episodi.
Ho lasciato tradurre dalla pelle le cose.

***

La pioggia, il santo e il violinista:
Tappe formali verso le promesse fatte alla speranza nella ricerca di futuro.
Perchè questo sono i viaggi verso i santuari.
Non ho mai amato i santuari troppo frequentati e oramai pubblicizzati come supermercati.
Il santuario di Padre Pio a Sangiovanni Rotondo ormai sponsorizzato da una famosa
catena di fast food americana io non sono riuscita a vederlo.
Mi sono persa al solito nelle mie cose, ad osservare intorno e cercare l’ombra di
qualcosa di umano e meno falso.
La cosa più sacra era un violinista di strada. Mi sono seduta accanto a lui
mentre la mia amica pregava per la salute precaria della madre.
Quella musica era sacra, come le sue mani e come i suoi piedi scalzi
seguiva quasi la tristezza della pioggia in un giorno d’estate.
In quella prima breve tappa, c’erano sì la pioggia e il violinista.
Mancava solo il santo.

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Lutto o lusso?
L’arrivo a Ostuni, città bianca pugliese, nei giorni del patrono
mi toglie subito il benedetto dalla pazienza.
All’arrivo chiamiamo l’hotel visto che non si riesce a trovare nemmeno l’ombra di un parcheggio.
 La proprietaria ci avverte che ha ceduto la nostra stanza benchè avessimo dato l’acconto..
Io e la mia amica non siamo piccole. Siamo tre metri e sessanta in due.
Uno e ottanta, ciascuna.
Arriviamo piuttosto innervosite in quell’hotel centrale, entrambe vestite di nero.
Abbaio io al solito. Io che non mordo ma ho l’aria sempre un pò per i fatti miei.
La signora ci guarda quasi intimorita, garantisce che per lo stesso prezzo
ci riserva una suite; guarda me e poi guarda entrambe da capo a piedi.
"Signore, scusate… Nere per lutto o lusso?"
" Lusso", si risponde noi con ognuna un pò di lutto ben nascosto dentro.

Cristo e Gerusalemme
Quando viaggio di solito mi soffermo sulle persone. Mi piace guardare le persone.
Sulla statale sedici adriatica cammina con zaino e borraccia un apparente senza fissa dimora.
Si ferma la macchina e gli si va incontro. Mi fermo con lui una decina di minuti
diluiti entrambi in inglese.
– Ciao
– Ciao
– Sono Bea, dove stai andando?
– Ciao, sono X (nome che non capii) Sto andando a Gerusalemme.
– Da dove vieni?
– Sono bielorusso ma sono partito da Parigi per andare a Gerusalemme.
– Quando pensi di arrivarci?
– dovrei arrivare fra due mesi circa.
– Quanto cammini al giorno?
– Dipende dai 20 ai 30 km al giorno. Credo in Cristo. Vado a Gerusalemme per questo.
– Senti, hai bisogno di qualcosa?
– No, ti ringrazio. Ho Cristo e mi basta. Ho anche l’acqua se ho sete.

Lui risprese i suoi passi, noi la macchina.
Se io andassi a Gerusalemme a cercare Cristo, di sicuro
sarebbe in ferie quando arrivo io.

Terra rossa e spine
Non ho mai amato comprare i souvenir. Mi danno una insolita tristezza.
Preferisco prendere un odore, un sapore e regalarlo a chi amo.
La terra rossa di Puglia mi ha incantata, così come gli olivi di Ostuni
o le piante gigantesche di fichi d’India che costeggiano le strade.
L’ultimo giorno è il giorno dei regali perchè rimangano freschi.
Mi ero attrezzata per cogliere le piante di fichi d’india  e per prendere un pò di terra.
Ho i polpastrelli pieni di spine per le tante piante piante di fichi d’India che ho preso.
Mi ha commosso un grosso monte di terra rossa  e con le mani, come i bambini
Mi si avvicina un bel moretto  e mi sorride un bel buongiorno.
– E’ tua, vero? Posso prenderne un pò?
-Tutta quella che vuoi!
– Grazie! La porto a Firenze!
Mi sorride ancora un grosso ciao con la mano
e io rispondo con la mia piena di spine e terra.

Casa
Da un pò di tempo mi sono abituata a starmene da sola
senza nemmeno curarmi troppo l’esigenza degli altri
ed è questa la mia peggiore condanna.
In questo mio animarmi del mio solo guscio e delle mie sole solitudini
è strano sentire vivere oltre a Giacome e a me, casa.
Una telefonata mi avverte che una mia amica di Parma è in casa mia
Lei sa dove tengo le chiavi quando mi chiudo fuori.
Ha curato lei le mie distrazioni e riordinato la mia confusione.
Casa non sono quattro mura. Casa è qualcuno che t’aspetta.
Oggi a casa mia ho trovato casa.

liberamente tratto dalle cose che accadono