odeur d'enfance

chaussons de danse

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Ha capelli nerissimi e ondulati, come li aveva sua sorella.
Mi accoglie con un sorriso che mi ricorda da sempre
il sorriso di un’amica d’infanzia, rubata al destino ancora bambina,
con mani violente, in un giorno d’estate, in montagna.

La notizia arrivò nella terra bagnata non solo dalle lacrime del babbo,
quella terra di Germania, con le riviste italiane
che dicevano che lei non c’era più.

L’appuntamento era in biblioteca, stamani.
Lì ci si andava a volte io e la Carla.
Non gliel’ho detto, non glielo dico mai.
Certe cose non si dicono,
che ogni volta che la vedo,
rivedo sua sorella.

Mi piace quel sorriso sempre aperto
che ricorda un giardino di stelle alpine
in un mondo di rovi.

Ha annusato insieme a me,
l’odore delle mie parole.
L’Amministrazione appoggia e patrocinerà
il libro, delle iniziative e dei reading.

Ero vestita di colori, oggi.
Arancione, grigio pitonato, rosa, verde pisello.
Quando ha espresso un consenso alle parole,
quando s’è commossa insieme a me
a rileggere le prefazioni,
ci siamo strette in un abbraccio,
ho rimesso gli occhiali viola pitonati
dalle lenti viola e al di qua delle lenti,
piano, come l’arrivo del vento
che richiama l’autunno,

ha inizato a piovere piano
dal lago stupito e addolcito dei miei occhi

liberamente tratto dalle cose che accadono
Lo stupore