équilibre

équilibre

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Si era sempre in bilico sulle stelle,
anche dopo essererci rialzati,
per paura di cadere mi tenevi per mano
in un silenzio che solo a noi parlava.

Di sguardi, il tempo si riempiva  di dolcezza,
noi che in quegli anni non si poteva amare.

Si passavano le domeniche seduti nella vita dell’altro
a raccontarci le nostre malattie d’Amore
e quella tenerezza che riuscivamo a darci
senza spingerci mai nel luogo proibito dell’Amore.

Ci dicevano che l’Amore non era importante in quel momento:
di nascosto ti chiedevo una carezza
senza che potessero vederci o punirci per questo.

Una domenica di luglio
chiesi a te e ad altri di amarmi
che c’era un brutto inverno nel mio cuore.
Una cosa simile a una bufera con visibilità limitata.

Mi accarezzaste l’anima di nascosto ai guardiani
e in quelle carezze rubate all’erba
tornai a ridere i miei pochi malspesi anni.

Era il periodo della mi seconda morte
che durò tanti inverrni e altrettante primavere.
La morte più lunga prima del dannato rischio di rinascita.

Un giorno decisi che non avrei più voluto vivere
che una vita senza Amore non era la vita che avrei voluto.
Fu lì che vidi i tuoi occhi, diventare lago.
Quegli occhi che poi, con la malattia,
prima di morire, ti facevano ancora vedere la speranza.

L’Amore era una carezza o un biglietto scritto
trovato nella grande mensa dove ci si ritrovava a mangiare.
Una sigaretta soltanto a tavola, dopo ogni pasto,
dopo che si era finito tutti di mangiare.

Parlavano gli sguardi
di tutte quelle cose che non si potevano raccontare
perchè Amare era peccato.

Però si leggevano i biglietti di tenerezze
e il vuoto tornava a essere ossigeno.

Il cuore stanco
tornava lento a battere
come la più triste delle puttane,

il cuore nel nostro inverno,
 ancora batteva

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liberamente tratto dal lungo inverno