
.
Sulle pareti avevo scritto il Tuo nome.
La stanza è il mio altare: è lì che Ti sposo tutti i giorni.
Lì piango.
Qualche volta vivo.
Fuori dalla stanza,
altre stanze, molto più grandi
con pareti piene di ricordi
che nemmeno se pitturo il futuro, si cancellano.
Anche lì io piango.
Per questo la porta è
un aquilone in volo disegnato sulla parete.
Quello è il volo di chi s’è bruciate l’ali,
quello è il volo dei gabbiani.
Ogni volta che l’osservo
io non piango.
Mi bagnano l’anima, sempre gli schizzi
delle Tue onde sul mio scoglio
ed è quello l’unico momento
in cui io,
abbracciata a Te,
senza più alcun cielo
spicco il volo
.
Liberamente scucito dalle coronarie