demain

fatigue

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Le notti avrebbero scandito
il ritorno dei giorni.

Le case senza rumori di voci
avrebbero restituito le carezze delle parole
dove non c’è ormai più niente da dire.

Giorno dopo giorno
sarei resuscitata dalle mie morti.
Morti senza sonno e senza coperte.

Il filo di voce con cui impicco i giorni appesi alla luna
avrebbe cantato una canzone
e avrebbe cercato fra le stelle
tutto quello che non si trova più in terra.

Un passero che torna al nido delle rondini,
in un tempo senza stagioni,
senza la certezza del risveglio

arriva col passo stanco nell’alba delle albe,
nella stagione morta dell’attesa,
 sempre il domani

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(musica: Leonard Cohen – Joan of Arc)

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liberamente tratto dalla finestra aperta
da dove entra il domani