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Abito senza residenza i tuoi pensieri,
ed è questa la mia unica
riconoscibilità.
Ho i documenti scaduti
e vivo clandestinamente la quotidianeità.
La notte sposto una vetrina barocca
sulla porta casa
perchè nessuno bussi, suoni, arrivi,
a ricordarmi che un tempo
qualcuno da quella porta entrava.
Quella porta ch’è da tempo
la mia solitudine violata.
Con le ore del giorno,
tutto torna alla normalità.
L’argenteria inutile chiusa nella vetrina
torna nel suo angolo, io nel mio.
Strappata come erba cattiva,
la memoria è un privilegio o il limte
che cresce e si strappa a maggio,
mese che delle rose
ha depositato in me
i boccioli sempre freschi di spine
.
Storia di vita quotidiana
– autoscatto –