cette tendre inquiétude

indépendance - tendresse
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Fotografia di F. Bird

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Dal silenzio della pietra
s’alzerà come mosso dal vento
il sipario sulle assenze
e anch’io, come loro,
sarò presente.

Qualche sguardo ancora
scruta al di là della pioggia,
nel verde che trafigge
le isole e il loro ritorno.

Di tanto che ho perso,
 forse anche il volto ma mai lo sguardo.
Solo il silenzio divora l’aria
e la rende simile alla pioggia.

Le solitudini che s’incontrano
chissà se si riconosceranno,
se avranno in serbo anche loro
occhi per altri,
o se solo ricorderanno.

Imperfette malinconie
sostano nel cadere della pioggia
e diventa così vicina
anche l’inquieta linea d’orizzonte.

Perdo lettere
ogni volta che naufrago
nel mio smarrimento.

***

Prossimi appuntamenti miei:

"Ma noi eravamo altro", Gavignano Sabino (RI) – 22 maggio p.v.

"Le nostre donne" all’Università di Siena – 26 maggio p.v.

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trovato in giornate lunghe di parole
e di silenzi

l'odeur des anges

indépendance - les temps
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Fotografia di A. Mire

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Del tempo,
vorrei ora catturare gli attimi:
predisporli in senso inverso
e tornare a nascere.

Essere la mano
che accarezza dall’esterno
il ventre della donna che ora dorme,
essere il respiro
che in me urlò la vita
prima di nascere.

Del tempo,
vorrei essere l’invito al ritorno,
l’elogio al primo vagito,
al primo pianto.

Del tempo,
suona ancora
ogni mattina come se vita ancora respirasse,
la sveglia delle nove
sotto al cuscino dell’ultima notte.

Ha suonato anche stamani
mentre, cercando odori,
è riapparsa con la tua vestaglia
la memoria.

Il lusso degli angeli
non scompone come i tuoi capelli,

il tempo.

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trovato in camera di mamma stamani,
mentre attraversavo ricordi.

papier

La Cronaca di Piacenza
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Articolo uscito ieri 10 Novembre ’09
su "La Cronaca" di Piacenza

Qui
l’articolo in dimensione reale

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"Essere la giostra che muove l’aria
è molto più bello che fare un giro di giostra.
A volte si può volare scrivendo, dipingendo
o semplicemente abbracciando.

Siate voi ragazzi 
una voce che urla per un dolore
e siate un sorriso per una gioia.

E’ vostro il compito 
di liberare le emozioni da secoli di ubbidienza
e far sì che parlino attraverso la vostra vita
attraverso i vostri disegni, le vostre parole,
tutti gli sguardi del cuore.

Non abbiate timore di quello che dice il cuore.
E’ come voi: non ha alcuna colpa".

(è il mio scritto che apre il volume di poesie e disegni
delle classi elementari delle tre scuole della Circoscrizione III
di Piacenza, presentato stamani)

***

Ero presente sì per le cose che faccio
ma anche in qualità di vice presidente
dell’Associazione Culturale Premio poesia itinerante Piera Micheli Rossi
promotrice dell’evento insieme alla Circoscrizione III di Piacenza

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fra le cose che accadono

deux femmes

Donne (d') Amare

Locandina di Beatrice Niccolai e Carlina Torta
Donne (d’) Amare

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Ecco dove sono stata in questo tempo:
fra battute di Carlina e parole mie.

Il primo incontro fu su carta stampata due anni fa
in un’intervista congiunta titolata "Donne di parola".
La non casualità ha voluto che ci incrociassimo nuovamente
e nascesse quello che sta accadendo:
una collaborazione a cui stiamo ancora lavorando.

Andremo in scena in un caffè letterario a Prato
il 19 Dicembre p.v. alle 21:15.
Aspettando Hemingway
con il nostro Donne (d’)Amare

***

Da domani invece sarò a Piacenza
dove giovedì mattina incontrerò i bambini
della III° Circoscrizione
per la presentazione del volume di poesie
scritto da loro.

Altri giorni saranno invece a Verona
dove incontrerò Amici e persone
per programmare alcuni eventi di inizio anno.

Sono riuscita a tirare fuori l’albero
e posizionarlo dove lo scorso anno
si fermò lo sguardo di mamma.

***

C’è qualcosa di curioso
che fruga fra i ricordi.
Ricerca di odori e memorie,
Ricerca dell’attimo in cui
magari ci è stato passato
il segreto del vivere
o solo impartita un’altra lezione
di sopravvivenza.

Aria di neve accarezza la terra.
Il tempo ci riconsegna alla longevità
della sconfitta.

Inutile respingere la verità.
Solo l’Amore e la morte
sono del tempo,
certezza.

Trovato nella fretta delle cose
e nel tutto da fare.
A volte vorrei solo aver tempo per sbagliare

genèse

Indépendance - voici les temps
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Fotografia di Salibe

..

Le cose che succedono,
succedono e basta.

Approfittare delle parole per dar loro un nome
è come aspettare un gallo cantare
all’imbrunire.

Succedono giorni
e nei giorni succedono attimi.
In quest’andare di vizi,
per usocapione ora è di nuovo mio
il tempo che non attende

ma come fosse quel vento che sta succedendo,
che solleva di poco le foglie
e passa.

***

Mercoledì 28 ottobre 2009 ore 20:00

Exlavanderia Roma
"dove inciampa la vita ho visto fiori nascere"
(incontro di parole sottovoce, dentro a una parentesi)

programma

Giovedì 29 ottobre 2009 ore 20:00

cena di solidarietà
per la costruzione di pozzi artesiani in Africa
con l’Associazione onlus Oasis di Brescia.
infoline: g_gaeta@virgilio.it

Ristorante La Cacciarella
Via G. B. Paravia, 25 – Roma.

Serata sostenuta dal Collegio dei Geometri
e Geometri laureati di Roma.
Cena con musica jazz. Io sarò lì.

Venerdì 30 ottobre 2009

Teranova Tour Poetry 09

FESTIVAL INTERNAZIONALE FRANCO ITALIANO 
L O R E N A – R O M A 
Centro Culturale San Luigi di Francia
Largo Toniolo 20/22  – Roma
(tra piazza Navona e Panteon)

Dalle 19:00
premiazione e riconoscimenti
Consegna premi a Nailm Araydi, Beatrice Niccolai, 
Premio alla carriera a 
Adele Cambria, CharlElie
programma
con me, Valeria di Francesco

Lunedì 2 novembre 2009

Su Radio Imago di Roma
in diretta talk show radiofonico
"la notte della poesia breve e dei lunghi coltelli"
Parafrasandoci addosso la vita, le parole, la rete
((discorreremo con del buon vino
e con le musiche che da sempre hanno accompagnato
questo blog)
con me ci saranno alcuni fra i primi bloggers
con cui è nato e continua ad esserci
stima, fiducia, affetto:
Roberto Bernabo’  – www.cinemavistodame.com
Giuseppe Gaeta  – www.comunicazzione.splinder.com (censurato)
Apepam – www.apepam.splinder.com
Daniela Benicchi – Artista arti visive, facebook
Leonardo Iattarelli – Giornalista de "Il Messaggero" Roma
Lori Adragna – Critico d’arte, Roma
Massimo Prizzon – Fotografo, Milano
Marco Fioramanti – Editore e artista, Roma
Valeria Di Francesco – Attrice
Condurrà la serata Attilio Torrone

Curiosamente è l’evento che mi fa vibrare di più
perchè è l’evento che mi porta alle origini del tutto:
del mio attuale presente.

Il Blog.
dove tutto, per disperazione
ha avuto inizio.

Ecco, io spero che chi segue il blog
possa sintonizzarsi la sera del 2 novembre p.v.
in streaming qui dalla rete
sarà sufficiente cliccare sull’apposta area
"ascolta la radio" direttamente sul sito
http://www.radioimago.net

E’ un modo per ringraziare uno ad uno
chi fino ad oggi c’è stato e c’è
e spero che continuerà ad esserci
fra queste virgole e fra gli spazi
di quest’avventura
che è diventata negli ultimi quattro anni,
la mia vita.

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Quando sembro assente, non sono assente
soo solo seduta da un’altra parte a scrivere
o forse alla finestra a guardare le foglie cadere

 

deux femmes

indépendance - Beatrice Niccolai
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io, qualche giorno fa

Fra le cose che succedono,
succede anche che…

Festival Teranova
fra i premiati 2009 alla serata del 30 ottobre p.v. in Roma:

Adele Cambria – premio alla carriera
Beatrice Niccolai – per le parole

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dalle cose che succedono
mentre cerchi funghi in un campo di papaveri

Amour éternel

indépendance - père
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Giovanni Niccolai, 13 ottobre 1925
13 settembre 1989 – 13 settembre 2009

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da un articolo che ti riguarda
apparso questa settimana sul periodoco mugellano
"il Galletto"

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Mamma fece scrivere
“uomo onesto, leale, retto”
sul manifesto che annunciava la tua morte.

A distanza di vent’anni Angela e io riconfermiamo le sue parole.
In vent’anni di Assenza è stato piantato l’abete che volevi.
Solo le tre viti d’uva non hanno resistito i lunghi, rigidi e inimmaginabili inverni.
Neanche mamma a dire il vero.

Le mancavi e ti ha reso presente ogni giorno alla sua tavola,
nei suoi silenzi, in ogni suo gesto,
rendendoti presente nella stagione in cui ci è stata accanto.
In vent’anni sei anche diventato nonno:  Giacomo ti somiglia molto:
indossa di tanto in tanto le tue cravatte.

In vent’anni non sei sparito dal cuore delle persone
che ti hanno anche solo conosciuto. 
Attimi è quello che ora ricordano e in cui tu, per mezzo loro, rivivi.

Oggi ci piace immaginarti di nuovo con mamma.
Starti lontano oltre vent’anni era forse per lei, troppo.
Chissà se siete nella spiaggia più pulita del mondo 
o se siete semplicemente,  vicino a noi, Accanto.
Ora che qui è vuoto intorno, affacciatevi almeno nei sogni.
Diventate vento e neve per i nostri inverni
e fatevi sole almeno al risveglio o nell’ora breve del tramonto.

Ora prenditi cura di mamma e pensa a tutti noi, 
fra una battuta e una burla, di tanto in tanto.

La firma potrebbe essere di Beatrice
ma credo anche di Angela, Marcella, Giacomo, Francesca (che ancora ti ricorda)
e di tutte le persone che ti sono state vicine
o che hanno semplicemente di te un Bel ricordo.
 ***
Personalmente ti ricorderò presto a Borgo San Lorenzo,
nella via del tuo babbo, Via Francesco Niccolai, 
in una serata di poesia e musica con Orsetta Foà, attrice (figlia di Arnoldo Foà),
Enrico Nascimbeni , cantautore (figlio di Giulio Nascimbeni,
il “maestro della terza pagina del corriere della sera”- e critico personale di Eugenio Montale)
e  con Lina Bernardi, attrice
(pane e tulipani, non ti muovere, la stanza del figlio, l’ultimo bacio I e II, ed altri…).
Figli di Grandi padri, insieme a me, per te,  babbo.

Beatrice

giorni strani.
fra il vecchio e il nuovo
c’è tanta strada da fare

en blanc et noir

indépendance - Mike Bongiorno nel 1960 a casa mia
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Mike Bongiorno a casa mia, 1960

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Ci sono qui, nella casa dei miei, ora di mia sorella.
tanti luoghi che raccolgono passati e segreti.

Fra qualche giorno
sarà il 20° anniversario dalla morte di babbo
e con Angela ci troviamo a percorrere ricordi.

Dovevo scrivere tre righe per ricordare babbo
sul giornale locale così ci siamo cimentate a cercare
foto di babbo e mamma. insieme
ora che ci manca ferocemente anche lei.

Nelle loro fotografie ci siamo spesso noi.
Inutile dire la commozione nel trovare scatti d’altri tempi
con noi bambine  o meglio ancora
quelle in cui ancora eravamo solo un probabile progetto.

Dal cassettone delle fotografie
è saltata fuori questa, datata 1960.
E’ il retro di casa, dove un tempo babbo fece fare
un cinema all’aperto.

Dalle mie finestre vedo quel giardino,
luogo d’infanzia e di sogni
dove la vita non è ancora
quello non t’aspetti.

Era la stagione delle fragole,
degli odori che fanno ricordo
e certezza d’appartenenza.

Ora è vuoto intorno
e il passato solo una trama di ricordi.

E sono giorni in cui quello che è stato
è una pellicola che rivediamo in silenzio,
dentro noi.

Poi ci guardiamo
e con Angela confrontiamo i fotogrammi.

In vent’anni ci sono angoli di casa
che sono rimasti intatti.
Le sue pipe, le sue radici d’albero, le sue collezioni,
persino un faldone con scritti di me adolescente.

Aperto con pudore, senza sfogliare tanto
per non perdere almeno lì il suo odore,
abbiamo ritrovato un primo articolo che mi riguarda.

In questo tempo in cui le radici
sono la sola forza delle stelle,
attraversiamo il tempo

con un morso ai frutti maturi
e uno sul cuore, fino a colorare
il nostro piccolo universo.

.
l’autunno torna ogni anno più forte.


fils

indépendance - Leonardo Rusciano - (Ruscianè)
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Leonardo Rusciano
(Ruscianè)

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Riporto qui il testo di un articolo
che ho scritto per il settimanale indipendente del Mugello "il Galletto",
uscito oggi.

 

Perdonaci tutti Leo
 
Quando suona una sirena, non lo puoi sapere Leo che ogni mamma si nasconde nelle sue paure, si finge tranquilla alla vita che succede e telefona per vedere se la vita nei suoi diciassette anni dall’altra parte risponde.
Le sirene hanno suonato sabato sera ed ho – come molte mamme digitato un numero – e accertata serenità, ho continuato a vivere. Non a dormire. A vivere un tempo che anche quel sabato sarebbe dovuto passare – e nell’irrequietezza dell’attesa  per me è arrivata l’alba.
Detto fra noi, Leo non ero tranquilla perché anch’io come voi ho avuto diciassette anni ed ho giocato la vita in tutte le sue forme, senza sapere che a volte si disegna così un cerchio che si espande e diventa forma d’eterno.
Nelle forme d’amore mettiamoci pure l’ansia e mettiamoci tutte le paure del mondo che quando i figli crescono, – mi dicevano quand’eravate piccoli – aumentano le preoccupazioni. Ora te lo posso dire, Leo: è proprio così. Si inizia a dormire solo quando vi fate rientro.
E pensa Leo,  ho visto tua mamma proprio un paio di sere prima, di corsa fra gli scaffali del supermercato del paese (sì paese. Mi piace la parola paese. Mi riporta all’odore di me bambina, del tempo delle fragole, quando la comunità era una famiglia curiosa ma accogliente, quand’anche il figlio ribelle era figlio della comunità, tutta indistintamente). Come spesso succedeva, ci siamo fermate per due parole sui vostri quasi diciott’ anni e  come sempre le brillavano gli occhi e rinnovava i timori che si hanno tutte noi tutte mamme, di giovanotti, non ancora uomini, non più adolescenti.
Ricordi Leo le feste che ti preparava per i compleanni? E i panini farciti che ti mangiavi di nascosto, perché vita era anche quello. E ti ricordi le lunghe corse nel cortile della scuola o nei prati quando ci vedevamo tutti insieme, te, i tuoi genitori e noi, coi nostri figli ch’erano la tua classe, che sono oggi, diversi fra loro, i ragazzi che ancora si chiedono perché sia successo tutto questo.
In te, ognuno di loro in questi giorni sta realizzando che vita è anche altro. E’ dolore, incredulità, tristezza, rabbia e sconforto. Asciugale te queste lacrime troppo grandi. Sembrano il fiume Sieve che si fa grosso e non sa ancora cosa accadrà dopo la prima curva dietro lo sguardo.
Di quella stagione felice della vostra crescita c’è ancora un cordone che ci lega a te ch’è stata la scuola della tolleranza. La diversità ci ha unito e resi capaci dei nostri più bei ricordi.
Ecco, ora che l’indifferenza ha avuto la sua parte primaria quel sabato sera, perdonaci tutti Leo: perdona noi mamme che siamo mamme solo dei nostri figli, senza preoccuparci dei figli degli altri (che meravigliosa parola “gli altri” – dovrebbero farne un monumento o spiegarcela di nuovo nel suo valore più alto).
Perdonaci per non essere accorse a vedere cosa stava succedendo. Mi chiedo se avremmo potuto salvarti o se semplicemente potevamo “esserci” perché quello ch’è successo rimanesse una remota ipotesi di come sarebbero potuti andare i fatti. Invece no: è andata come non potevamo immaginare.
Nei drammi la realtà supera i giochi, i discorsi, la fantasia.

Sai Leo, quella domenica mattina un mamma di quelle mamme che t’ha conosciuto fin dall’asilo nido mi telefonò per chiedermi se avevo tue notizie. Perdonami Leo se io non sapevo niente. Solo nel dopo, questo maledetto dopo, mi ridiventasti un po’ figlio e scesi nella desolazione di questo paese, a cercarti.

Il sangue ben visibile lungo tutta Via Giotto, il monumento di Fido, un lato di Piazza Dante, parlavano chiaramente di un sabato finito male. Io come borghigiana dov’ero?
Perdonami Leo se ho saputo solo piangere e arrendermi all’evidenza. 
Leo, perdonaci tutti.  Se punto un dito verso qualcuno, automaticamente ne punto tre verso me stessa, dovendomi cercare l’errore, la leggerezza, la colpa.
Leo, perdona tutti quelli che stanno sempre dalla parte del giusto perché non si ricordano che a diciassette anni si può anche sbagliare. Che la vita è una ed è preziosa lo so capisce sempre troppo tardi. Quando il baratro fra la vita e la morte si fa sottile filo rosso. Rosso come il tuo sangue.
Ora  però fatti urlo e rivendica – non vita ch’è impossibile – non vendetta che non ti riporterebbe a noi, né ci renderebbe diversi da chi t’ha ucciso –  il bisogno di forma e di pensiero.
Fatti urlo nei nostri gesti. Fatti urlo perché questo paese si risvegli e inizi a diventare luogo di vita, di gioia e di Rispetto che è, credimi, una cosa molto seria.
Beffarda la vita, non trovi? Non potevi scegliere luogo migliore per cadere. Davanti al monumento dell’indifferenza ch’è il municipio che ora davanti a quei fiori che ti ricordano, dovranno dare risposte, oppure fosse anche solo quello: ascoltare i compagni della tua generazione.
Perché anche se noi non c’eravamo, nella nostra indifferenza  Leo, tutti noi eravamo presenti. Forse nella mia assenza ero io la lama che ti squarciava il cuore?
Credo Leo che l’urlo di dolore non abbia altra bandiera che quella bianca. Almeno due mamme, in maniera diversa, insieme a te sono morte quel giorno. Molte di più, credimi. Anch’io con loro un po’ sono morta.
Di quello che è successo è di tutti la colpa. Nessuno si senta escluso. Nemmeno lo straniero che divide con noi strade, luoghi di lavoro o fosse solo l’aria. Non si senta escluso chi ha alleggerito la pena al condannato e scarcerato che t’ha ucciso, né il barista che ha continuato a dar da bere all’ubriaco. Non si sentano esclusi i guardiani di Dio, ne’ quelli della legge. Assenti anche loro come me.
Che si chiudano per un po’ le bocche alle rare fontane rimaste in paese, perché nessuno possa lavarsi le colpe  e dire al solito che no, non è successo niente.
Ora ho solo alcune domande a cui non riesco a trovare riposta e prego chi di dovere di darmele come cittadina di un paese che ha la sua più degradata periferia nel suo centro. La tua morte ne è già monumento.
 Sono giorni che mi interrogo, che cerco di capire cosa da parte nostra non sia successo o com’è stato possibile che tu sia rimasto oltre mezz’ora morente per terra prima che un mezzo di soccorso potesse arrivare a salvarti, o capire dov’eravamo noi non poi così distanti? E dov’erano i signori delle forze dell’ordine mentre i tuoi coetanei in te hanno capito che a diciassette anni, per gioco, per errore o per fatalità si può anche morire?
Ciao Leo, figlio fragile di questo paese pieno di colpe.
 
Beatrice Niccolai

nessuno si senta escluso: nemmeno  io.

réveille toi, Lèo!

indépendance - oiseau
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Fotografia di H. Kù

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I tuoi anni
già ricordi in un pugnello di istanti
come quando attraversavi
– ignorando i brevi passi della vita –
senza guardare quale destino
sarebbe potuto arrivare.

A diciassette anni non si ha destino,
solo vita da mordere;
nessuno può prevedere che in una pugnalata
si perde tutta la vivacità dei denti.

Urlami che hai fame
e ti poterò un pranzo di stelle.

Un albero è già monumento
poco distante c’eravamo tutti
ad assistere assenti
come se la tua morte fosse vita d’altri.

Ora si chiudano le bocche delle fontane
perchè nessuna mano
si lavi del tuo sangue
ne’ prenda distanze da queste
ombre troppo lunghe
che sono la storia d’un paese

che già dice
no, non è successo niente.

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I tuoi organi ora vivono in altre persone
in Germania.

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Ti ho ricordato in un articolo
che uscirà sabato nel giornale locale "Il Galletto"
Titolo "Leo, perdonaci tutti"