tu me manque

embrasse

.

Vedi Ti, qui va tutto come sempre,
per non raccontarti che va un pò peggio.

In un anno, sono cresciute sempre le rose
e le spine più dei petali adornano giardini e silenzi.

Berlusconi c’è sempre e pensa,
c’è sempre Andreotti a svendere satira
come fosse cosa intelligente,
nei salotti di chi ha poco da raccontarsi.

L’abete ora supera i cinque metri d’altezza
e io non conto più i miei bei capelli bianchi;
chissà come staresti te coi capelli bianchi
sui tuoi occhi chiari, così chiari da fare male.

Non sono mai più venuta a cambiarti i fiori
ma ogni giorno te ne regalo nel cuore, di nuovi,
come vent’anni fa, noi, nei campi d’estate.

Era bello allora, immaginarsi una libertà
in un tuffo in un lago d’estate
mentre i guardiani ci ripetevano di non peccare.
Ero la più giovane, io, la più irrequieta
e m’innamoravo ogni giorno di un qualche sole
quando spuntava la luna.

Ci era vietato eccitarci
ma noi lo facevamo di nascosto,
scrivendoci biglietti di tenerezza,
lasciati scivolare sotto un pensiero,
dietro uno sguardo innocente, sempre arrivavano.

Erano gli aereoplani per i nostri voli,
nel cielo che è sempre uguale, Ti.
Cambiano le mani, le gesta
e ogni volta che ripercorro via Pisana
al nostro ultimo incontro, Ti,
l’ultimo abbraccio,
l’ultimo "ciao come va?"
l’ultimo arrivederci…

Non è ancora tempo per me, Ti,
dimmi almeno,
in un soffio di natura,
lì, in questa feroce Assenza,

Tu come stai?

.
Dal dolore delle Assenze

absence III

ensemble

.

Cerco nelle Assenze le risposte per capire
in  quale solitudine si consumi
senza alcuna pietà,
il destino.

Oggi era inverno
ad ovest di ogni pensiero
e anche a sud,
dove non c’è nebbia,

Perso il ricordo laddove gli occhi cercano
metriche di distanza per immaginare
senza sogni,

un altro improbabile
 incontro.
.
.
Ciao Ti, stanotte ti scriverò

.
Liberamente tratto dal dolore delle Assenze

poèsie

enfant

.

La finestra è sempre spalancata.
La chiudo solo nelle notti in cui abiti con me l’essenzialità
e sono le notti della tenerezza:
la tenerezza del risveglio.

Arriveranno presto tuoi amici
per qualche giorno qui con noi.

Riusciranno a vivere in una casa
che non ha elettricità e nemmeno riscaldamento?
Riusciranno a farsi una doccia fredda la mattina,
accontentarsi di illuminarsi solo a candele
e riscaldarsi solo con il calore della legna bruciata?

"Lo sanno, lo sanno mamma!!!
Sanno tutto di come vivi, vogliamo stare insieme, festeggiare
e vogliono vedere come vive un poeta
"

Leggete spesso le mie parole a scuola,
mi fa tenerezza vi possano interessare i moti di un’anima.

Mi parli di frequenti lezioni di poesia a scuola
e di quei miei fogli di parole che vi passate
sotto e sopra i banchi.

"Ero io la mia anima"
è stata per voi la poesia di oggi.
La scrissi un lunedì mattina
nella casa sul lago.

Erano i primi mesi di solitudine
lontano da ogni forma possibile di civiltà,
furono i mesi in cui mi strappai il cuore
per rammendare gli squarci del destino.

Io non sono poeta. Sono mamma,
ch’è molto meglio dell’essere poeta;
e se la vita m’ha dato la capacità di scrivere,
è nell’inchiostro che ti scorre nelle vene

la mia Poesia migliore

.
Liberamente tratto dall’album di famiglia
e dal cuore

tâcher

jeux des mains

.

Una mano stretta sul cuore
e l’altra, molle sul destino.

Mi sarei svegliata così, in un giorno d’autunno
con l’inverno fuori dal cuore;
al di là dei vetri, arrivava senza rumore,
la neve.

Una mano stretta intorno al respiro
e l’altra, senza decenza,
sulla solitudine.

Incagliato nel silenzio
avrei abitato il relitto abbandonato
del destino

Col mare negli occhi
avrei rivalutato la preziosotà del sale;
oltre la scogliera, cercando cibo,
volano ancora bassi sulle mie acque

i gabbiani

.
Liberamente tratto dalle lenzuola
dalla mia pupilla celeste e dall’altra verde
la mia vita in bianco e nero

rêves

jeunesse

.

Malgrado le pietre
a immagine umana
rideremo ancora
malgrado i cuori
legati e mortali
viviamo in speranza
nulla ci riduce
a sogni senza sogni
a sopportare l’ombra
di un’ora simile
non c’è sull’ora
dubbio o sospetto
per sempre al mondo
tutto muove e canta
tutto muta e gode.
.
Paul Eluard
:
(età della vita)
.
Liberamente tratto dal tempo e dalle nuvole.
Se piove, godo

survivant

sans défense

.

Centrate nel cuore
come pallottole da cui non ho difesa,
arrivano le Tue proclamazioni d’esistenza.

Un silenzio sordo nel cuore
ricorda il dolce camminare le Tue strade asfaltate
nella sicurezza d’esserci da qualche parte, 
Tu, unico superstite nelle stragi dell’Amore.

Non un dolore camminare nuda
sui vetri rotti delle incertezze,
dove le macerie ricordano
l’odore inconfondibile dell’Appartenenza.

Potrai mai più Amare
chi d’Amore ha costruito la sua inesistenza costante?
Potrai mai più accarezzare
quella pelle senza difese,
senza lacrime di cui piove incessantemente, la vita?

Una porta mai chiusa
si riapre al dolore del cuore.

Una porta
da cui si entra o si esce,
o come in una trappola fatale,

si muore

.
Liberamente tratto dal volo degli aquiloni

immoral

prie-Dieu

.

Ascolta la preghiera di un’atea
nel campo di Getsemani
dove ho seminato il peccato dell’Amore.

Di tutti i peli,
Ti saresti coperto del mio d’agnella
che hai reso immorale
con la spremitura delle Tue olive.

 Dalle mie labbra cola ancora caldo,
 il seme del Tuo piacere.
:

Solo Giuda bacia meglio di Te

.
Liberamente tratto dal frantoio
dell’Anima

petite

petite fille

.

T’avrei cercato oltre i rami
dove fiorisce la Tua tristezza.

Inciampando sulla mia storia,
T’avrei Amato in silenzio,
senza ricattare il destino.

Un pensiero rotola per terra,
fino all’inizio delle Tue radici.

E’ lì che naufrago ogni pensiero,
ogni intima promessa,
ogni parola che richiami il senso di peccato.

Tu fiorisci sempre la stagione migliore,
annaffiate dei miei singhiozzi,
crescono forti le Tue radici.

.
Liberamente tratto da qualche parte dentro me

verbe

caresse

.

 Prezioso tesoro
quella Tua mano sicura
dove iniziano le discese 
nelle mie terre mobili senza argini per la risalita.

Sorreggimi l’anima,
femmina sempre pronta a lasciarsi Amare,
sempre pronta a rinunciare.

Pericoloso gesto,
quel Tuo guardarmi dritto
oltre il mio sentiero più buio

dove nella notte senza alibi
s’è incarnato nel Tuo verbo

il mio risveglio

.
Liberamente tratto dalla pelle
e da quello che la pelle nasconde.

lune

pleurer

.

Se solo spuntasse dal vicolo buio,
 ancora il lampionaio ad accendere le stelle
non temerei la notte divisa nel letto con la  mia inquietudine.

Una lancetta ferma
ricorda il tuo tempo prezioso,
lontano dalla radica del Tuo odore.

Terra di passaggio
la terra dei viandanti che non hanno mèta.
Terra di passaggio, il corpo che chiede carezze
e restituisce senza guardare dove,
un bacio.

Paniere di spezie
racchiuse nell’ora dolce della sera.
Solo la luce riflessa della candela
ricorda al mio tempo, il tempo lontano
caldo senza alcuna necessita di coprirsi.

Il lampionaio s’è addormentato
dietro il paravento dove,
inibita  signora,

si spoglia la luna

.
Liberamente tratto dalla finestra
e dalle candele