les feuilles d'automne


indépendance - automne

Immagine trovata in rete e rielaborata

Non potevamo sapere
il dove della pioggia
ma nel dolore qualcosa di sacro
stava accadendo.

Le strade senza corse
sono oggi questi passi brevi
fra le foglie.

Neanche il vento
disegna la traiettoria,
nè asciuga quello che la vita bagna.
Sposta nel suo andare
solo di pochi passi, le foglie.

Non mi tradisca mai la vita
se raccolgo i detriti del vento
per farne grani di corona
per i miei silenzi.

trovato nel ritardo.
Parto per Livorno

 

prière d'adieu

indépendance - prière.
Fotografia di Marta

Lontananza
s'avvicina nell'andare.

Non sei più il mio presente,
lo sappiamo entrambi.
Lo sanno anche le foglie
che come noi, si stanno preparando.

Eppure i colori sono sempre quelli
e commuovono
come ogni silenzioso addio,
come ogni attimo rubato all'eternità
pur di non andare.

Un'unica foglia appesa al vento
si fa già bandiera di un ricordo,
dell'incapacità di vedersi volare via
come sempre,

come tutte le altre.

trovato nel solito cassetto di calzini spaiati

 

l'âme d'automne

indépendance - fille d'une feuille
Fotografia di H. Ku
.

Se fossi figlia di una foglia
cercherei riparo dalla vita
in una corteccia d'albero
diffidando dall'innocenza del vento.

In me dio cercò il perdono
modellandomi a immagine del difetto
trafiggendomi il cuore
con l'albero sterile di un veliero.

Ma le anime
non hanno giorni
– peccano vivendo –
e nuotano in un oceano di nebbia
che lascia intravedere
nell'inquieto andare

solo
l'incerto equilibrio
delle foglie.

.
trovato sul solito scalino
prima dell'inv(f)erno

maître des âmes

indépendance - Lev Tolstoj
Lev Tolstoj

Ieri ricorreva il centenario dalla morte di Lev Tolstoj
che ho ricordato appunto ieri sulle mie pagine di facebook
dove quotidianamente propongo
– oltre a parole mie già pubblicate qui – 
scritti e poesie di Voci Maestre.

Ieri ho pubblicato quello che è stato definito
il "testamento spirituale"di Lev Tolstoj
scritto nel 1907, tre anni prima della sua morte.
Scritto che ripropongo anche qui e tratto da "amatevi gli uni gli altri"

***

Prima di dirvi addio (e alla mia età ogni incontro è un addio)

vorrei dirvi in breve come, secondo me, gli uomini dovrebbero organizzare la loro esistenza,

affinché essa cessi di essere miserabile e sventurata, come è oggi per i più,

e divenga invece quale dovrebbe essere, quale Dio la desidera e tutti noi

la desideriamo e cioè buona e lieta.

 

Tutto dipende da come uno concepisce la propria esistenza.

Se uno pensa: tutta la vita è nel mio corpo,  cioè il corpo di Ivan, Pietro, Maria

e lo scopo della vita consiste nel procurare la maggior quantità di piaceri e soddisfazioni

a questo mio io, cioè a Ivan, Pietro, Maria, allora la vita sarà sempre e per tutti infelice e amara.

 

Essa sarà infelice e amara,
perché tutto quello che ciascuno vuole per sé, lo vogliono anche tutti gli altri per loro.

Se ciascuno vuole ogni genere di beni materiali per sé e nella maggior quantità possibile,

siccome questi beni sono limitati, essi non saranno mai sufficienti per tutti.

 

E perciò quando gli uomini vivono, pensando ciascuno solo a se stesso,
non possono fare a meno di portarsi via l’un l’altro questi beni,
di lottare ed essere nemici tra loro: per questo la loro vita diviene infelice.

La vita ci è stata data perché sia per noi un bene e noi questo ci attendiamo da lei.
 

Ma perché sia così, dobbiamo capire che la vera vita non è nel corpo,
ma in quello spirito che abita dentro il nostro corpo, dobbiamo capire che il nostro bene
non consiste nei piaceri del corpo e nel fare ciò che chiede il corpo,
ma nel fare ciò che esige quell’unico spirito, che abita in tutti noi.

 

Questo spirito vuole il suo proprio bene, cioè il bene dello spirito,
e poiché questo spirito è il medesimo in tutti, esso vuole il bene di tutti gli uomini.
Desiderare il bene degli altri, significa amarli.
E nulla può impedirci di amare e più si ama, più la vita diviene libera e felice.

 

Di conseguenza gli uomini, per quanto facciano,
non sono mai in grado di soddisfare i loro desideri materiali,
perché ciò che serve al corpo non sempre è possibile procurarselo
e per procurarselo bisogna lottare contro gli altri; al contrario, l’anima,
che ha bisogno solo d’amore, può essere soddisfatta facilmente:
per amare non dobbiamo lottare contro nessuno,

anzi più amiamo, più andiamo d’accordo con gli altri.

 

Nulla poi ostacola l’amore e più uno ama, più diventa felice e allegro,
non solo, ma rende felici e allegri anche gli altri.
Ecco, cari fratelli, quello che volevo dirvi, prima di lasciare questa terra.

 

Al giorno d’oggi si sente dire da ogni parte che la nostra vita è amara e infelice
perché mal organizzata, dobbiamo trasformare le strutture sociali e la nostra vita diverrà felice.
Non credete assolutamente a ciò, cari fratelli!

 

Non illudetevi che l’una o l’altra struttura sociale migliorerà la nostra vita.
Intanto, tutte queste persone, che si stanno impegnando per migliorare l’organizzazione della società,
non sono d’accordo fra loro. Gli uni propongono un progetto come il più adatto,
gli altri affermano che quello è pessimo e che solo il loro va bene,
i terzi bocciano anche questo e ne propongono uno ancora migliore.

 

Poi, anche ammettendo che si trovasse l’organizzazione sociale ideale, come farla accettare da tutti,

e come realizzarla, se la gente è piena di vizi?

 

Per costruire una vita migliore, devono divenire migliori i singoli individui.

 

 

Lev Tolstoj  

scritto nel 1907, tre anni prima della morte.

ci sono voci che neanche la morte mette a tacere

 

 

bandit

indépendance - sous les feuilles.
Fotografia di Heldes

.
Cerco in libri d'altri
l'uscita dal labirinto,
il presupposto che coincida
con una porta socchiusa
almeno sul retro di una storia.

Forse un tempo
avevamo anche noi
tappezzeria pregiata, in velluto rosa,
o lunghi drappeggi
alle finestre.

Nella prospettiva
certe cose rimangono al centro,
brillano anche al buio
ed emettono suoni anche nel silenzio.

Ho spento
ogni luce rimasta accesa
nelle stanze del passato
per dondolarmi in penombra
su una parentesi di legno
in mezzo alla stanza. 

Passa la vita
attraverso le fessure del tempo,
rendendo familiare
l'obliquo disordine.

Fuori dorme
-protetta dall'anima del Pelloni*-
la guazza d'autunno.

.

*Stefano Pelloni, brigante romagnolo dell'800
detto "il passatore"

QUI
"cantando vita"
un altro mio pezzo letto da Vinicio Capossela

 

mon jardin

indépendance  - pudeur

.
Fotografia di Hanna B.
.
.
.

Alla fine della storia
un fitto banco di nebbia
offuscò il punto e tradì la vista.

Il ritrovamento avvenne
come succede con l'Amore:
senza traccia, improvvisamente.

Un fulmine a ciel sereno
spezzò in due anche la nebbia
e mi ritrovai
in un timido riflesso d'acqua.

Con quale audacia
la vita chiama la vita,
espelle l'involucro dal suo dentro
e la vita ha nuovamente
un suo inizio.

Doloroso come un parto,
da dentro la nebbia qualcosa
si stava preparando.

Silenzioso come un pianto,
l'ombra lunga del punto
è oggi
il giardino dei salici
da cui mi guardo.

è

.
trovato nel sonno irregolare
e in una virgola fuori posto

cigué

indépendance - tout-bas

.
Fotografia di Nattil

.
Il tempo
avrebbe tracciato sul volto
impavide voragini
fra quello che è stato
e quello che non sarebbe mai
successo.

Anche la cicuta
ha un suo senso.
 
Dentro al tempo
anche uno sguardo si trasforma,
diventa preziosità dell'attimo,
quello in cui le cose cambiano,
lasciandoci stranieri
entro le brevi mura del ricordo.

Ti avrei bevuto fino
all'avvelenamento.
Tormento di vita, 
mi allentai il cuore in cerca d'aria.

La cicuta era in te,
anche questo.

Fu d'improvviso
come un temporale estivo
prima della notte,
dentro la dismisura dell'impotenza.

La vita
m'avrebbe voluta ancora al suo fianco,
con una spina conficcata nella mano.

Il tempo mi sarebbe
cresciuto solo
intorno.

.
trovato nella mano, sotto a un pruno