éternel

Hannover, 1966

.

Non importa che non ti abbia,
non importa che non ti veda.
Prima ti abbracciavo,
prima ti guardavo,
ti cercavo tutta,
ti desideravo intera.
Oggi non chiedo più
né alle mani, né agli occhi,
le ultime prove.
Di starmi accanto
ti chiedevo prima,
sì, vicino a me, sì,
sì, però lì fuori.
E mi accontentavo
di sentire che le tue mani
mi davano le tue mani,
che ai miei occhi
assicuravano presenza.
Quello che ti chiedo adesso
è di più, molto di più,
che bacio o sguardo:
è che tu stia più vicina
a me, dentro.
Come il vento è invisibile, pur dando
la sua vita alla candela.
Come la luce è
quieta, fissa, immobile,
fungendo da centro
che non vacilla mai
al tremulo corpo
di fiamma che trema.
Come è la stella,
presente e sicura,
senza voce e senza tatto,
nel cuore aperto,
sereno, del lago.
Quello che ti chiedo
è solo che tu sia
anima della mia anima,
sangue del mio sangue
dentro le vene.
che tu stia in me
come il cuore
mio che mai
vedrò, toccherò
e i cui battiti
non si stancano mai
di darmi la mia vita
fino a quando morirò.
Come lo scheletro,
il segreto profondo
del mio essere, che solo
mi vedrà la terra,
però che in vita
è quello che si incarica
di sostenere il mio peso,
di carne e di sogno,
di gioia e di dolore
misteriosamente
senza che ci siano occhi
che mai lo vedano.
Quello che ti chiedo
è che la corporea
passeggera assenza,
non sia per noi dimenticanza,
né fuga, né mancanza:
ma che sia per me
possessione totale
dell’anima lontana,
eterna presenza.

Pedro Salinas – Eterna Presenza

liberamente tratto dalle invisibili vicinanze

espace

il y a

 

C’è una distanza poco raggiungibile
fra le parole dentro e le parole fuori.

Sono punti
frammenti di qualcosa che non sai bene che origine abbia;
Sono quegli spazi che diminuiscono le distanze
fra il pensiero e l’anima.

Ho Amato Dio anche stanotte
scivolato fra le labbra e l’inguine, piangendo io gli ho chiesto perdono.

Il perdono di Dio è una carezza
un ceffone
uno spazio piccolo piccolo
indecifrabile verbo sulle labbra della vita
quasi non detto, quasi non capito

come una ferita, come un peccato
ho sanguinato dalla bocca
le lacrime del Cristo Uomo.

Poi l’ho baciato sulla fronte
come fosse mio figlio

(in uno spazio nascosto, al di dentro di me)

liberamente tratto dall’Amore

anniversaire

autoportrait

 

31 marzo 1966
si univano in matrimonio ad Hannover
i genitori di db

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31 marzo 2005
nasceva  su splinder 
Indépendance
(e veniva reso privato moreferarum)

avevo fatto sesso non protetto
con le mie emozioni

liberamente tratto dall’album di famiglia

Vincent

artiste

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Vincent Willem van Gogh
het levenslicht op 30 maart 1853 in het Brabantse Zundert

Fra le cose che Amo,
indiscussamente, l’arte di Vincent Van Gogh
di cui ricorre oggi l’anniversario della nascita.

Ogni due, al massimo tre anni devo tornare ad Amsterdam
al
Van Gogh Museum.
Rituale ormai ventennale fra le cose che Amo fare.

***

Di  Lui non Amo solo i tratti del pennello sulle tele improvvisate.
Di Lui, della sua (per molti) follia
ne ho sempre Amato il senso, la logica di pensiero, l’Anima.

***

"Soffrire senza lamentarsi è l’unica lezione da imparare in questa vita"

"L’uomo è uno straniero sulla terra e la sua vita un viaggio scosso dalla tempesta"

"Preferisco dipingere gli occhi degli uomini che le cattedrali,
perché negli occhi degli uomini c’è qualcosa che non c’è nelle cattedrali"

"Per agire nel mondo, occorre morire a se stessi…
L’uomo non sta sulla terra solo per essere felice,
neppure per essere semplicemente onesto.
Vi si trova per realizzare grandi cose per la società,
per raggiungere la nobiltà d’animo e andare oltre la volgarità
in cui si trascina l’esistenza di quasi tutti gli individui"

(Vincent Van Gogh)

***

per molti era solo un pazzo
per me, la mano sacra di Dio.

liberamente tratto dalle cose che Amo

âme-nue

âme nue

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Inutile che cammini in punta di piedi
ogni volta che ti avvicini a me.

Scricchiola sempre l’Anima
sotto la Tua nudità interiore

Allora accendo quelle due o tre candele
per vederti smarrito nella penombra
iniziare timidamente a ridere

liberamente tratto dai Tuoi passi

la pluie

sous la pluie

 

Mi riparo dalla pioggia della vita,
così, semplicemente bagnandomi
fin dentro a dove inizia il silenzio.

Mi riparo dalla vita,
non riparandomi poi mai.

Arriva dentro come un forte temporale estivo
dall’odore di tiglio, terra
e passi lievi sulle tue carezze.

Arriva sempre con il primo respiro
con l’ultimo pensiero
e una spada con cui uccidere le tue paure.

Arriva, così, come le cose che non attendi.
Succede così nella curiosa profezia
delle cose che accadono.

Ho la solitudine piena di
quella pioggia che mi invii piangendo
cercando di simulare sicurezza.

Sei attore delle tue proiezioni
in una moviola in bianco e nero
e dai profumi sbiaditi
da quella pioggia che da sempre ti bagna

Se saprai ascoltare
anche il silenzio
fra una goccia e l’altra
riconoscerai il mio respiro

e quella carezza
che ti bagna di me, la sera.

liberamente tratto dalle Tue mani
more ferarum

amie

dall'archivio personale di E. - G. in una immagine degli anni 70

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Poi ci sono gli occhi di una Donna
che vedono più degli occhi di qualunque uomo.
Oltre il deserto della diperazione
ai confini del mondo.

Lei, l’Amica.
Moglie dell’Amico.
"Hai messo la sua foto. Ora metti la mia…
ma sotto alla mia foto che ci scriverai?"

Di te ho scritto una frase 
che appare anche nel primo vidoclip di Indépendance:

"Maternità non è procreazione. Maternità è capacità d’accoglienza"

e questa frase è nata
guardandoti oltre il visibile
prima ancora che ci conoscessimo

***

Scrivere di te?
Cosa?
Che mi stai tenendo viva?
Che nel tuo utero ci sto bene?
Che ti incazzi sempre quando non vorrei mai svegliarmi, la mattina?
Che sai Amare ogni mio stato d’animo?
Che ti incazzi quando dico che non me ne frega un cazzo nemmeno della blogga?
Che sei più di un’Amica e sei più di una mamma?
Che sai curare quelle ferite che mi da la vita?
Che sei al di là di ogni profezia?

Ti scrivo solo Grazie
per come sai Amare di me
anche la disperazione

liberamente tratto dalle cose preziose in fondo al cuore

ami

dall'archivio di E. - lui stesso,  1975 

 "ieri sì" – Charles Aznavour

"…e se racconto tutto ciò,
di come erano folli e belli quegli anni della mia giovinezza,
lo faccio affinché poi tutto taccia,
perché non posso nascondere
che ci siamo scannati con le nostre mani,
che si è rovinata nel corso degli anni
quella che credevamo fosse l’unica possibile storia, la nostra".

Pier Vittorio Tondelli
.

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***

– Ma la mia foto secondo me ci sta bene sul tuo blog…
– non è un blog. E’ una blogga.
– Ma che dici, la metti?
– Sì, anche se la penso diversamente da te. Stai meglio ora di allora.
(sembri un bambino, lì)
– Seh, ma ora ho cinquant’anni.
– Ne vedi molti di cinquantenni come te in giro?
– Modestamente no. Ma che ci scrivi sotto?


***

Sei alla tv a guardare ballarò; in linea d’aria,
sei a circa due metri, disteso sul divano.
Non sai cosa scrivo dal tuo pc.
Ho associato a te, una nostra passione comune:
Pier Vittorio Tondelli.
Ho scelto una frase che sicuramente non conosci
anche se sei la persona con più conoscenza io abbia mai conosciuto.
Sai di sapere e questo evidenzia il tuo ego
che mantieni sempre bene in forma come te.

La mattina, prima del caffè, la nostra frase ormai consueta.
"Oh cazzo, siamo vivi anche oggi, purtroppo"
Io vado di là, bevo il caffè a occhi chiusi ancora, col muso fino al culo
mentre giocherelli al pc, o spolveri libri.
La mattina credo che oltre quella frase, sia scandita da sbuffi
e qualche rara e distratta parola.

Si inizia a parlare in macchina, due ore dopo
"E oggi come ci facciamo fuori?"
Poi, ci si perde nelle nostre cazzate, prima di ricordarci d’esistere.

Sicuramente leggerai domattina
Perchè anche se volessi tenerti sveglio, piomberai nel sonno
prima che alla tivù smettano di scannarsi.
(dimentico sempre che sei un overcinquanta
e non reggi più i colpi di quei tempi lassù, come quand’eri nella foto)
comunque quando dormiamo
sembriamo angeli.

Solo nel sonno, però.

liberamente tratto dalla casa