
Le nostre donne siamo noi
e tutto quello che ci contiene
ha odore di biancheria lavata a mano
nello scrittoio dei segreti
nella battaglia dei giorni e odore di bucato fresco pulito
sempre steso fuori, dopo il calar del sole
Le nostre donne siamo sodalizio taciuto
sottoscritto con la vita
la tenacia, la dolcezza, gli errori.
parliamo lingue diverse
alla stessa tavola
lavate dalle stesse acque del Giordano-dentro
bagnate ognuna d’un colore diverso,
insieme,
:
(Le nostre donne)
La sala illuminata a candele, una per ogni tavolo è stracolma.
Anche la stanza che la precede,
il guardaroba e il corridoio lo sono.
Anche la corte interna accoglie persone che fumandosi nel freddo,
la vita, ascoltano.
mi piace sapere che qualcuno più grande di me, tanto più grande di me
prende me e le mie parole per mano e ci conduce
oltre le dimidezze.
Scegliamo solo il finale. Lo sceglie lui
in quella frase che mi fa tanto buona a nulla,
che mi rende alla mia natura d’errante.
.
Frammenti
.
in stazione
– Senti so come sei, ma come ci riconosciamo?
– Sono una montagna di donna e ho una kefiah bianco-nera al collo.
lo riconosco e gli vado incontro con mio figlio.
(Ridacchia)
– E dov’è tutta questa montagna di donna?
– Qui.
– .Ma tu non sei una montagna di donna, sei quasi esile
Ecco, io Amo i poeti per questo.
Sanno raccontare bugie e sanno essere persuasivi.
Aveva ragione nella sua dolce menzogna.
Dal bozzolo della montagna s’era liberata di me, la farfalla.
Sottovoce
Ci si confidano tanti sguardi che non hanno bisogno di traduzione.
E’ il linguaggio di Pino.
Dolce e diretto, arriva al cuore.
Sapevo che non sarei stata sola.
Lui aveva capito tutte le parole che non gli avevo detto.
Fotografia
La poesia visiva di Deborah
ci ha catturati tutti. In uno scatto.
Il violino ha fatto vibrare le emozioni
Domanda
durante la serata, Pino mi pone una domanda
che mette in crisi chi mi conosce bene, intimoriti forse per la mia reazione:
P: Se Beatrice dovesse scrivere di Borgo San Lorenzo?
B.: Pochi attimi di silenzio, due smorfie…
Fido! Scriverei di Fido. Fido era un cane fedele che ha meritatamente un monumento.
Era un cane fedele Fido, che anche dopo la morte del suo padrone
lo andava ad aspettare alla stazione, tutti i giorni.
Sì. Scriverei di Fido e scriverei delle vie che mi mancano in paese.
Vorrei poter prendere un caffè in Piazza Pier Paolo Pasolini
o che ne so, passeggiare in Via Dino Campana,
o in Via Don Lorenzo Milani (mi hanno detto poi che questa via c’è in una frazione),
o in Via Angeli del Fango, tutti i volontari dell’alluvione del 1966 a Firenze.
Questa richiesta l’ho fatta al Sindaco del Comune di Borgo San Lorenzo,
Sindaco che ha aperto la mia serata,
stupendomi delle cose belle che ha detto di me.
(Grazie delle Parole e Grazie per esserci stato lì)
Io però m’aspetto le vie intestate a Pasolini
(è possibile che non ci sia in tutt’Italia una via o piazza dedicata a lui?),
Una via intestata a Campana, e una intestata agli angeli del fango.
.
Liberamente tratto dalle cose che accadono
dalla confusione del sonno e dalle emozioni