voix

indépendance  - encore, encore, encore

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Ho letto Beatrice, con gl’occhi del cuore,
quelli che non riescono a schivare la superficialità,
e sono condannati a riempirsi il sapere con la verità.

Ho letto Beatrice, inciampando sui miei stessi inciampi,
sulle mie stesse capriole, e su quella stessa malinconia angosciante
che, con la forza dei prepotenti, ti dipinge e costringe la fatica della vita.

Ho letto Beatrice, rammentando i miei treni persi,
e quegl’eterni saluti da spettatore che sospiravano sulle partenze altrui
e giuravano a santi senza cielo di cambiarsi la vita.

Ho letto Beatrice, e lo stomaco ha protestato il dolore del cazzotto,
e poi scongiurato il riposo di una buona,
discreta, almeno sopportabile salute.

Ho letto Beatrice, e gl’occhi hanno strappato dal petto
l’urgenza del pianto, e i muscoli hanno rovistato nell’affetto
e hanno afferrato la voglia assoluta di un abbraccio.

Ho smesso di leggere Beatrice, e ho chiuso i suoi occhi nei miei occhi,
e nel buio dove gira la rinascita,  ho esaudito il piacere di abbracciarla.
Ti voglio tanto bene… Beatrice.

Pino Roveredo
Scrittore, Premio Campiello 2005, Premio Cavallini 2006

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Dalla malinconia angosciante
che, con la forza dei prepotenti,
ti dipinge e costringe la fatica della vita.