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Attraverso i miei occhi sarei scivolata dalle Tue labbra
per rimanere nella Tua voliera,
ramo duro d’un ciliegio in fiore.
Un passero si ferma dove abbiamo perso
l’ultima coincidenza col destino.
Sulla panchina dei giorni ancora si scrivono
le cicatrici d’una corteccia senza troppi anni, l’anima.
Gioventù in Te ritrovata
come una pendolare dell’anima Ti attraverso le labbra
in una carezza, in una ancorata parola.
Il Tuo ramo, tristezza assoluta
in cui disseto di me, la quiete dei giorni.
Io, sbagliata per natura,
Io errante per impossibilità di matricolazione
sul Tuo ramo sboccia
ancora una volta,
il mio fiore
.
Liberamente tratto dalla tenerezza