la pudeur III

indépendance - silencieuxe

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Ho cancellato parole che forse torneranno,
per dare spazio al tuo giovane treno
che ancora hai timore di guidare.

Tu sai quante stazioni rimangono abbandonate
e quanti treni si perdono, nell’attesa di passato
se non si sceglie un binario su cui partire,
soprattutto se si ha paura di andare
per paura di un dolore.

Tu sorrdi alla luna
mentre il cielo si spoglia di giorni.
E noi, andiamo lassù, a dormire sulle stelle.

Nel fiume, c’è il tempo
e un riflesso di luce che tu sai fermare
come fosse domani ancora
il mio ieri.

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Hai il pudore di chi cattura di nascosto
l’anima delle cose;
e ti stupisce che io mi innamori delle tue mani
e ti stupisce ch’io ti urli dal mio binario morto
di correre per quel treno, che il mio è già deragliato
in un giorno lontano,
nella mia memoria di donna.

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Deborah,
oggi la notizia che per  quel concorso fatto
(e che non volevi fare)
hai una copertina importante su una rivista di settore.

Grazie per farmi pensare
che ancora i miei grandi sogni
fatti di piccole conquiste,

in te, si realizzano

Le mie stazioni erano affollate
con una bambina che piangeva forte
e nessuno, nel suo perdersi,

 la sentiva

.
La foto è meravigliosa