
.
Erano il mio tempo migliore.
C’era il silenzio a cantare nel vento,
come fosse quello
l’attimo eterno.
Un ruscello costeggiava la stagione,
e mani d’uomo costruivano
con premura il telaio dell’aquilone.
Ora che abbiamo trovato il cielo,
ora che la pazienza
è solo il tempo del ricordo,
quanta legna bruceremo
nel nostro fuoco?
La chitarra è appoggiata alla parete;
dei ruderi d’infanzia,
rimane l’odore del tempo lontano
e un vento fuori che lo ricorda.
Era l’inizio della fine dell’estate
era un tamburo che batteva
nel vestitino bianco
rosso di ciliegie
.
Dalla mia stagione migliore.
ricordando Spazzavento – 1972