reflétée

indépendance - la pudeur

.

Iniziò un giorno,
la memoria ch’è dei nostri giorni, storia.

Iniziò fra le lenzuola clandestine
nella camera ricavata in un buco nella soffitta.

Raccontavano della tenerezza dell’incontro,
raccontavano del dover nascondesi,
sempre e comunque.

Il germoglio erano i miei fianchi
allargati nell’attesa del nuovo tempo.
Fiorivano le stagioni,
nell’attesa della donna.

Nel silenzio avremmo colto l’essenza
ch’è oggi siepe di lavanda
nel passare delle nostre stagioni.

Dall’estate colgo il fiorire della tua primavera,
puledro d’alta montagna,
in questa mia estate che nella tenerezza del sole, avanza.

Memoria futura dei miei segreti,
oggi t’ho raccontato di come a volte piange la luna.

In silenzio,
mentre gli uomini del mondo
navigano senza bussola le rotte del sonno.

.
Dalla profonda tenerezza e dalla gioia
d’essere mamma

saison II

indépendance - femme

.

Sull’utima curva prima del sole
s’è incendiata la donna,
per rifiorire in eterna stagione,
mamma.

Ho nelle tue foglie le mie radici;
ho la timidezza di chi bussa alle nuvole
per raccomandarsi in un pò di pioggia,
perchè sia sempre in fiore,  di noi,
l’eterna stagione.

Ho fra le labbra un pensiero,
di cui tu custodisci con premura adulta,
il segreto.

Sta fiorendo 
all’ombra di una nuvola, tesoro,
il futuro.

.
Dall cuore dell’utero, dall’utero dell’amore,
dal tracciato esistenziale

histoire II

indépendance - souvenir

.

Arriva d’improvviso
e scardina tutto.

Ti ricorderai un giorno,
di un giorno ancora più lontano
in cui tutto intorno e dentro mi moriva
e tu piangevi.

Il pianto d’un figlio
è il più grande dei dolori
perchè incide sulla pelle viva del cuore
la sacralità dell’Amore.

Non c’è niente che sia di noi, altro.
E le volte che m’hai vista rincorrere la gioia
è perchè fuggitiva, se ne stava andando.

La mano che mi passavi fra i capelli,
mi riapriva gli occhi all’esistenza,
come un dolore che non passa,
la vita succede.

E tutto quello ch’è di noi storia,
è di te ora,  l’ingombrante bagaglio.

Altre partenze ci darà il destino
verso le più antiche destinazioni,
come fosse dell’intero viaggio,
la bellezza fra le rotaie,

il rumore senza fermate
di un lungo abbraccio

.
Trovato oggi, abbracciando Giacomo

la tendresse II

indépendance - la tendresse

 

Ove il vecchio passa l’Arno
stabile sulle sue vecchie ossa,

ove i certi,

gettano la chiave del proprio cuore

noi, stavamo nel nostro abbraccio.

In quell’istante pensai,

che in ogni momento in cui il buio mi avesse colto,

ricordando il tuo sorriso,

come i pescatori,

avrei avuto una stella guida.

 

Sì, sono un pescatore.

Domani getterò le reti,

e per molto

starò senza i tuoi occhi figli di un castagno.

Dovrò saziarmi delle tue carezze, finché potrò

Dei tuoi baci

E dei tuoi sorrisi.

 

Tu mi rimprovererai di ingordigia,

ed io ti sorriderò

e ti bacerò ancora.
.

.

"Francesca"
di Giacomo D.

.
Dal cuore di Giacomo, 15 anni
che io osservo vivere e respirare.
Poesia classificata ad un concorso di poesia il mese scorso

Maître

indépendance - Don Lorenzo Milani

.
Don Lorenzo Milani

.

La vita di paese non ha la frenesìa delle città.
Ci sono altri ritmi a scandire lo scorrere delle ore.
Il martedì è giorno di mercato in paese ed essendo questo
il centro più grande del Mugello, il paese si popola di persone
provenienti dai comuni vicini, anche se non più come un tempo,
purtroppo.

Tanto per frugare nella memoria,
un tempo era proprio il mercato di Borgo San Lorenzo
a determinare il prezzo di frutta e verdura per
tutta la provincia di Firenze.
(ora la Mercafir – Mercato di Novoli – Firenze)

Dalla campagna scendevano a valle con calessi
e i frutti del bosco e delle campagna.
Era la fiera del bestiame, dei marroni, delle patate.
Il mercato era accolto nella "Loggia dei Marroni"
un loggiato molto bello progettato nella fine ‘800
dall’Ing. comunale Niccolò Niccolai.

Le logge furono abbattute negli anni ’60
per dare spazio a un bel complesso di bagni pubblici,
pressochè inutilizzati.

Per le  famiglie dei ragazzi di Barbiana
aveva una notevole importanza il mercato di Borgo S.L.
perchè permetteva lo scambio di prodotti e
se andava bene, la vendita di partite prodotti ortofrutticoli
per il sostentamento delle numerose famiglie.

Don Lorenzo veniva chiamato
"il prete con la la tonaca motosa", per l’evidente
bordo della tunica  polveroso,
scendendo lui da Barbiana a Borgo o a piedi o in bicicletta.
Un percorso tortuoso di circa 13 chilometri.

***

Come ogni mattina, il mio passaggio alla libreria Mondadori.
Stamani curiosavo nei cartoni i nuovi arrivi,
concentrandomi su nomi sconosciuti
ho chiesto una vetrina dedicata interamente al prete
e stasera la prepareranno, hanno detto.

Due parole scambiate sui testi mancanti,
ma ormai conoscono il mio brontolare che tutto ha
dell’affettività per una terra di cui si stanno
essicando le radici.

.
Di Don Lorenzo ricordo non tanto il prete, piuttosto l’Uomo.
 Un Maestro di Libertà.

il 40° anniversario dall morte
verrà celebrato il 21 giugno
 

***

.

Lettera ai giudici

Barbiana 18 ottobre 1965

Signori Giudici,

vi metto qui per scritto quello che avrei detto volentieri in aula. Non sarà infatti facile ch’io possa venire a Roma perché sono da tempo malato. Allego un certificato medico e vi prego di procedere in mia assenza. La malattia è l’unico motivo per cui non vengo. Ci tengo a precisarlo perché dai tempi di Porta Pia i preti italiani sono sospettati di avere poco rispetto per lo Stato. E questa è proprio l’accusa che mi si fa in questo processo.

Ma essa non è fondata per moltissimi miei confratelli e in nessun modo per me. Vi spiegherò anzi quanto mi stia a cuore imprimere nei miei ragazzi il senso della legge e il rispetto per i tribunali degli uomini.

Una precisazione a proposito del difensore. Le cose che ho voluto dire con la lettera incriminata toccano da vicino la mia persona di maestro e di sacerdote. In queste due vesti so parlare da me. Avevo perciò chiesto al mio difensore d’ufficio di non prendere la parola. Ma egli mi ha spiegato che non me lo può promettere né come avvocato né come uomo. Ho capito le sue ragioni e non ho insistito.

Un’altra precisazione a proposito della rivista che è coimputata per avermi gentilmente ospitato. Io avevo diffuso per conto mio la lettera incriminata fin dal 23 Febbraio. Solo successivamente (6 Marzo) l’ha ripubblicata Rinascita e poi altri giornali.

È dunque per motivi procedurali cioè del tutto casuali ch’io trovo incriminata con me una rivista comunista. Non ci troverei nulla da ridire se si trattasse d’altri argomenti. Ma essa non meritava l’onore d’essere fatta bandiera di idee che non le si addicono come la libertà di coscienza e la non violenza. Il fatto non giova alla chiarezza cioè all’educazione dei giovani che guardano a questo processo.

Verrò ora ai motivi per cui ho sentito il dovere di scrivere la lettera incriminata. Ma vi occorrerà prima sapere come mai oltre che parroco io sia anche maestro. La mia è una parrocchia di montagna. Quando ci arrivai c’era solo una scuola elementare. Cinque classi in un’aula sola. I ragazzi uscivano dalla quinta semianalfabeti e andavano a lavorare. Timidi e disprezzati. Decisi allora che avrei speso la mia vita di parroco per la loro elevazione civile e non solo religiosa. Così da undici anni in qua, la più gran parte del mio ministero consiste in una scuola. Quelli che stanno in città usano meravigliarsi del suo orario. Dodici ore al giorno, 365 giorni l’anno. Prima che arrivassi io i ragazzi facevano lo stesso orario (e in più tanta fatica) per procurare lana e cacio a quelli che stanno in città. Nessuno aveva da ridire. Ora che quell’orario glielo faccio fare a scuola dicono che li sacrifico.

La questione appartiene a questo processo solo perché vi sarebbe difficile capire il mio modo di argomentare se non sapeste che i ragazzi vivono praticamente con me. Riceviamo le visite insieme. Leggiamo insieme: i libri, il giornale, la posta. Scriviamo insieme.

Don Lorenzo Milani, Priore di Barbiana

.
Dalle meraviglie umane

odeur V

indépendance - seule!

..

Rimangono odori
lì dove qualcosa s’è perso.

Una bugia presa in prestito dai tuoi occhi
per raccontarmi che tutto è destinato a morire.

Di me, lo sguardo oltre le pareti dei giorni lontani,
da qualche parte, ancora cerca,
brancolando, riconrrendo le memorie degli odori
e una tua scarpa sciolta.

Fra le cose che ho scritto e quelle che vorrei dirti
rimane, appoggiato al mio ieri,

il tempo di una sigaretta

.
Trovato nella forte inquietudine
e nelle domande che scaldano l’aria