Benedicte

indépendance - fille

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Dopo anni,
il signore ha rimesso piede nella mia casa.
Mi ha portato notizie di donne che stanno male
e gli ho chiesto di benedirle per
silenzio mio.
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Mi ha chiesto delle parole
non dove vogliono andare
ma con chi vogliono percorrerle,
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allora gli ho parlato
di un ragazzo che non parla
e di una donna che sta morendo.
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Mi si sono illuminati gli occhi sulla croce,
lì dove non sai se finisce o inizia la vita.
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Erano anni che mi aveva lasciata
ai margini del mondo
ignorando anche la mia ombra.
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Mi ha ringraziata
ed ha benedetto la donna, la madre,
e tutte le sue preghiere.
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"Benedette siano tutte le tue parole
e chi con te, ci sta dentro
"
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ha detto uscendo.

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trovato nella benedizione
poco fà in casa

un Dieu juste

indépendance - dernier la pluie

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Dentro la pioggia,
nasconderemo i segreti
che ci svelano in sogno,
gli angeli.
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In un bicchiere riposto per terra,
senza che nessuno se ne accorga,
lasceremo alla sorte,
la sete.
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E’ da secoli che alla stessa tavola
mangiano gli stessi apostoli
che svuotate le brocche divine
e si dissetano con le lacrime
della povera gente.
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Dentro la pioggia,
solo dentro la pioggia
io intravedo senza troppe certezze

 il dio dei giusti.
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trovato nella polvere

aube V

indépendance - ensemble

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M’incontro nella fatica del risveglio,
dove  seppur inverno,
l’anima esce fiore dal bulbo.
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Siamo oltre la fine,
dove tutto già è quello che sarà
nell’essere parole di un unico discorso.
.Neanche una virgola ci separa.
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Da ovunque tu arrivi,
che sia inferno o paradiso,
ti terrò, silenzioso
dieci vite e un giorno
dove hanno bruciato la nostra terra.
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Amo di me,
il punto che mi contiene,
un piccolo abisso in cui stare
per poi tornare.
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In un ruscello di montagna,
diviso dalle pietre levigate,
scorre come fossimo noi,
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l’inizio del mare

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trovato credo nella stanchezza.
 – ho gli occhi che ballano il twist –

notre espérance

indépendance - jeune femme

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C’è nell’oltre
dove ci soccorrono le nuvole,
un dio bugiardo che racconta la stessa storia
pascola i figli ubbidienti
nella sua lussuosa tenuta di montagna.
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Noi che siamo orfani di poteri
tiriamo sassi agli specchi dell’acqua
e ci facciamo cullare dalle mani sporche
della Speranza 

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Trovato nelle mani
e nella costruzione di un filmato di poesia

bois-Moi

indépendance - pass

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E’ un gioco tutta la vita
e tutte le cazzate che pensiamo come serie
a renderla insostenibile.

Pago ogni giorno dentro il pozzo degli occhi
un mutuo da usuraio
perchè il cuore non debba fermarsi
senza avere Amato mai.

E’ la capacità di regalarsi una carezza
e raccontarsi quanto può essere bella
di una tenerezza infinita,
la Speranza.

E’ crederci ogni giorno
poi addormetarsi abbracciati ad un ricordo,
ripercorrere quelle strade in salita
quando ci rincorrevano nella polvere
anche i sassi.

Sorseggiami al risveglio
lentamente

come un caffè

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Trovato nel volo

les jours III

indépendance - un homme et une femme

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Ci sveglieranno
nella vita che vestiamo come una camicetta stretta
piccoli ricordi di tenerezza,
infiniti e superbi come la lontananza.

Un odore risveglia la memoria,
nel labirinto che non permette inversioni di marcia
e dove, ancora la vita scorre.

Sotto al grande cedro indiano
ho incontrato in una carezza tutta la mia mano,
era ruvida di passato
era ruvida come un giorno di vento.

Piovendo
confonderemo gli stati d’animo
agli occhi che guarderanno

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 Evaporano incolore
nel dileguarsi del tempo,
i giorni

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Trovato nelle mani
e nella terra incolta degli odori

 

tiédeur

indépendance - soupir

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Non c’è destinazione
in tutto quello che ci regala il sogno,
se non la capacità del non ritorno.

Sia mai come l’immagino
l’ultimo sospiro in cui si chiudono i giorni.
Sarà di maggio o d’inverno?

Non c’è pudore nella vita che succede,
nè pudore c’è stato
mentre mi ingravidavi il cuore
nel letto disfatto di un giorno.

Capaci di vita e di morte,
ci salverà,
come fosse solo neve che si scioglie,
la metamorfosi.

Del destino, quello che siamo,
oltremodo che niente.

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Trovato nell’elastico
del silenzio

soirée II

Indépendance - Monumento a Fido. Fotografia di Deborah Marini

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Monumento ad un cane
" A Fido, esempio di Fedeltà" -1957
Borgo San Lorenzo (FI)
Fotografia di Deborah Marini  – 2007

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Quando Pino Roveredo durante la serata  di presentazione
del mio libro qui in paese,
mi chiese cosa avrei voluto scrivere del mio paese,
si creò quel silenzio irreale in sala
 che chi mi conosce un po’, lasciò.
A mio figlio ridevano incuriositi e impauriti gli occhi.

Parlai della statua di un cane
come una delle poche cose valevoli di questo paese,
come esempio da seguire, come atto d’amore
da far conoscere al mondo.

Quella statua ha cinquant’anni
e prima di morire,
Fido ricevette ancora in vita la medaglia d’oro al valore.

.Qui la storia di Fido

Io stasera, parlando in paese di poesia
 partirò proprio da Fido
e dalla bellezza dell’incontro.

Ricorderò Dino Campana e Sibilla Aleramo;
Deisy Lumini e Tito Schirinzi
cantautrice mugellana e attore romano
morti suicidi, per Amore, nel 2002.

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Pensando al dolore di ogni atto d’amore

 

Fumée blanche

indépendance - conduire

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Con la mia mano sinistra
scrivo parole mancine
nate tutte ferendomi il cuore
sulla lama affilata della tua barba.

Se sanguina la donna,
è il flusso di vanità da cui anche tu sei nato,
e dove ti spingi
in cerca di un utero sfitto,
dove allestire il passaggio di un giorno.

La storia partorisce cadaveri,
morti tutti sul palmo della mia mano,
allineati come soldati,

In te ho arruolato la mia
incapacità di vivere senza amare.
In te, è affogato in una sola goccia
un intero mare.

Tu rimani la mia bandiera d’appartenenza.
Una bandiera bianca
che sventola senza cielo,

 in aria.

 

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Dal baule trovato in soffitta
mentre un topo rincorreva un gatto

talons

indépendance - ombre

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Non arrivo mai con una serata costruita,
dove sono chiamata.

Sì, conosco la traccia di massima,
seguendo il tema della serata da fare,
poi, come in tutte le cose che faccio,
sono io con qualche supporto,
ma senza costruzione alcuna.

Stavo un po’ scomoda sui tacchi, questo sì.
Me li sarei voluta togliere, preferendo i piedi scalzi,
poi come sempre, dico, va beh, almeno apparentemente
sarò vestita, che vestita non rimango mai,
se entro nelle parole.

Nella serata di ieri sera venivo ufficializzata
come madrina di un concorso di poesia itinerante,
per tutti i comuni del paese dove verrà ospitato il premio.

L’occasione era quella di ricordare una maestra
di Secugnago, Piera Micheli Rossi,
 venuta a mancare 25 anni fa.

Nel piccolo comune del lodigiano,
ho voluto aprire la serata con un filmato
fatto a quattro mani con le fotografie di Deborah Marini
con poesie mie incastonate dentro,

poi parlando di scuola ho voluto
proporre una traccia di un documento interessante:
Don Milani mentre scrive coi ragazzi di Barbiana
"Lettera a una professoressa"
e una intervista a Pier Paolo Pasolini
su "Lettere a una professoressa" e sulla Poesia.

E’ stata in assoluto la prima volta
che ho accettato un micorofono e di stare in piedi
davanti agli altri.

Gli audio che suonano sempre sul blog ci
hanno accompagnato in un percorso intimo
sulla poesia, dove nasce, dove la si incontra,
parlando di tutto tranne che di poesia.

Ho voluto leggere la poesia di un giovane uomo di Secugnago,
Gianluca. 47 anni da otto affetto dal morbo di Parkinson.
Scrive in solitudine, quando la malattia gli permette
di impugnare una penna e farlo.

Ha orari particolari, e raramente esce dopocena.
Aveva invitato moglie e figlio a venire a sentirmi.
Nel pomeriggio avevamo passato un po’ di tempo insieme
a leggere le sue cose e a parlare.

Quando la sera è arrivato
ho pensato alla grandezza della poesia,
che aiuta a sconfiggere paure e mali
che scava nel buio, solchi di luce.

E’ stata poesia,
poi asciugare le lacrime di Evelina,
in un lungo abbraccio nel dopo-serata,
o della sua amica, anche lei, con lacrime nascoste
dietro la timidezza delle lenti degli occhiali.

E’ stata poesia
sentirmi ringraziare da uomini e donne
che non avevo mai visto prima
ma che sicuramente non dimenticherò.

E’ stata poesia vedermi regalare
una penna semplice viola,
da una signora di mezza età
"perchè tu possa continuare a scrivere"

E’ stato poesia il lungo abbraccio commosso
col sindaco che mi ringraziava
di aver regalato emozioni e riflessioni.

E’ stato poesia
tutto quanto è successo ieri.

E’ questa la grandezza della poesia.
Crea ponti dove sembrano non esserci strade,
apre all’altro nella dimensione  dell’Amore.

Poi, parlando da dove nascono a me, le parole,
ho invitato quasi piangendo
a non dare per scontato niente…

che in un attimo, tutta una vita può cambiare,
ed ho invitato le donne a pulire meno casa
ma dedicarsi più a loro stesse e ai loro compagni,
ai genitori ho chiesto di insegnare il valore
della povertà ai loro figli

E quando ho parlato delle mie Assenze,
lasciandomi orfana di destino,
in una terra disubbidiente.

Lì, la mia voce non ha sostenuto del tutto
– svicolando in altri terreni –
l’urgenza del pianto.

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Dal diario di bordo