confiance

solitude

.

Se non avessi avuto la leggerezza dell’anima
che ancora mi consente di volare
dove sul Tuo ramo, io sempre sogno il nido,

Se non avessi la dimistichezza con le mie inquietudini
sarei solo un manichino che a volte
raccoglie di se’, tutto quello che con vergogna si indossa.

Un destino scrive di me, ogni oggi
come fosse di me l’ultimo giorno.

Che m’importa se non avrò domani…
Se mi guardo intorno
c’è chi non ha nemmeno l’oggi.

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Liberamente tratto dai pensieri

douce-amère

femme

.

Dove il vento asciuga la febbre dei giorni
Tu sempre ci posi una mano.

E sarà l’autunno a farmi dono del ricordo di un’estate
nel viale che non ammette distrazioni
solo le foglie, oltre me, cadono.

Una mano raccoglie il fiore di una donna
fra i pensieri che non hanno più radici in alcuna terra.

Scioti i capelli sul Tuo verbo
mi coniugo all’infinito

nella strada di specchi
ogni tanto, seguendo la smorfia di un bacio,
facendo gli occhi dolci al ciliegio,
metto il rossetto

.
Liberamente tratto dalle Passioni

chaleur

Ton plaisir

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Oltre la rinuncia,
sarebbe fiorito ancora il Tuo ramo.

Capelli che si sciolgono in un abbraccio
e parole che accompagnano
accarezzandola lieve, la sera.

Piccoli pensieri bianchi
a ricordarci le passate primavere,
Tu che m’hai regalato del cuore, la calda estate
in un calendario, che non ammetteva nuove stagioni.

Rumori lontani,
accompagnano la vicinanza
delle parole sussurrate
per non perderle nel vizio antico del pudore.

Dischiuse in tutte le mie labbra
le più belle parole
che hai saputo raccogliere con tenerezza,
dal Tuo ramo

antica meraviglia,
quella Tua d’imbrattarmi d’Amore
tutte le mie bocche

ciliegio in fiore

.

(musica: Leonard Cohen – In my secret life)

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Liberamente tratto dalle mie bocche di donna

floraison

jambes

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T’avrei seguito come si seguono gli sguardi della luna,
ciliegio in fiore che raccogli le mie corse
nella Tua solitudine.

C’è vento nei Tuoi occhi,
occhi che lavano le antiche memorie,
che s’infrangono sempre sui soliti sassi.

Perdo ancora sangue
di bambina, di donna, d’un dolore.
Feritoia esistermi con lo sguardo dolce e severo
del Tuo ramo in fiore.

Con la dolcezza della sera,
fra i Tuoi rami io prenderò la luna
per donartela sempre giovane
sulla coda stretta della mia cometa.

Una lingua sottile che sottovoce Ti parla
mentre la schiudi bevendone con sete di dolcezza,
 il succo.

Mi bacerai giocando nel silenzio
i nodi mai sciolti fra le dita ed i capelli.

Piangerò come si piange Amando un tramonto.
Il Tuo, d’una dolcezza feroce,
mi fai male ogni volta che mi baci.

Mi fai male ogni volta che m’Ami
per il timore d’un altro gelo
che possa bruciare di freddo i fiori
che mai ho colto

Dorme sul dorso della luna
la bambina che colse in Te
un grappolo di sogni in fiore

.
(musica: Led Zeppelin – Stairway to heaven)

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liberamente tratto dal cilioegio in fiore

coeur

Sans papier - reato d'esistenza di una buona a nulla

.

Il libro è dedicato a te, Giacomo.

Tutto d’un fiato, tutto d’un sorso te lo sei letto, sere fa, accanto a me,
a letto, quando, sei tornato a tirarmi fuori dal mio girone dell’inferno
dove ormai vivo da tempo,

Il tempo con te è il mio tempo migliore perchè è il tempo che ha futuro.
Il mio tempo è un tempo morto da cui può nascere solo
l’illusione di vita attraverso le parole.

Più di chiunque altro tu l’Ami, quest’insieme di fogli
racchiusi in una scatola bianca,

Tu non m’hai visto scrivere.Tu m’hai visto morire.
Ch’è la peggiore cosa una mamma possa dare al proprio figlio.
Una morte lenta, giorno dopo giorno, mentre mi chiedevi di non andare
e io non avevo sponde se non te, dove ancorare i miei eventuali altri giorni.
M’hai vista bloccata in un letto, per un anno.
M’hai visto rifiutare tutte le cure possibili.
M’hai visto rifiutare ogni volontà di guarigione.

Più volte t’ho affidato il futuro. sperando di non svegliarmi più.
Poi arrivò la stagione della stanchezza.
Quei giorni bui in cui ogni giorno pregavo quel Signore che mai
t’ho insegnato a pregare, di portarmi via.
Di prendermi, magari, mentre t’abbracciavo
per morire nel pieno della vita. La tua.

Sono stati i giorni della pioggia.
Pioggia che ci lavava gli occhi e che ci rendeva carne senza pelle.
Lì hai imparato a piangere in silenzio.
Lì hai imparato a costruirti le spalle che le mie erano piccole.
Lì abbiamo iniziato a piangere insieme.

Scelsi allora di allontanarti da me, non perchè non t’amassi,
ma perchè t’amavo così tanto che non era giusto
tu vivessi nella mia tomba, tu avevi bisogno d’Amore
e hai la fortuna di un padre che t’Ama.

Quando scelsi di morire, ero già il mio inverno
e il mio corpo provato non aveva più voglia di resurrezione.
Lasciai la vita, per morire lontano da te,
lontano da tutti.
Ed è stato l’inverno più lungo della nostra vita:
Lungo perchè ogni giorno ancora mi svegliavo
e mi svegliavo piangendo
per piangere le lacrime prese in prestito dalla maledizione.

Arrivò la morte e poco prima che arrivasse
mi presero con la forza, ch’io non ci sarei voluta andare,
 fino a lassù sulla casa sul lago,
la nostra seconda casa,
l’utero che mi ha salvata da me stessa,
la casa che m’ha restituita alla vita.

Sei stato l’unico a capire che la Parola
forse avrebbe potuto salvarmi
e come un genitore, quando tornavi controllavi le cose scritte
e mi rimproveravi se non scrivevo.
"Mamma, devi scrivere, Secondo me prima o poi pubblichi!
Forza! E’ bello come scrivi. Fallo per me!"

Allora io mi sono aggrappata a quel tuo
"fallo per me"
ogni giorno e ogni notte. Spesso piangendo.
L’ho fatto per te, solo per te!

E sabato sera, in una stagione non del tutto passata
ma con qualche schiarita nelle mie solitudini,
in questa casa dove t’ho cresciuto e piena dei nostri odori,
tu leggevi il libro mentre io scrivevo
accarezzandoti, piangendo, la testa.

– E’ bellissima questa!
Pensavo ti riferissi ad un brano del tuo cd che stavamo ascoltando.
– No, mamma. Parlo del libro. Questa poesia è bellissima.
– Quale tesoro?
La bambina e il ciliegio. E’ bellissima.

Ti guardo, t’abbraccio e ti chiedo scusa
per tutte le ciliegie che t’ho negato e per i troppo lunghi inverni
che hai visto nei miei occhi.

– Sei bellissima oggi mamma. Hai gli occhi che ridono
anche se piangono.

E t’abbraccio come s’abbracciano le cose preziose della vita.
Il libro è dedicato tutto a te. solo a te!

Mamma sei bella quando sali sul ciliegio in fiore,
Sembri davvero essere tornata te!
.

liberamente tratto dalle lacrime

ciel

mon aquilon dans tes mains

.

Sulle pareti avevo scritto il Tuo nome.
La stanza è il mio altare: è lì che Ti sposo tutti i giorni.
Lì piango.
Qualche volta vivo.

Fuori dalla stanza,
altre stanze, molto più grandi
con pareti piene di ricordi
che nemmeno se pitturo il futuro, si cancellano.
Anche lì io piango.

Per questo la porta è
un aquilone in volo disegnato sulla parete.
Quello è il volo di chi s’è bruciate l’ali,
quello è il volo dei gabbiani.

Ogni volta che l’osservo
io  non piango.
Mi bagnano l’anima,  sempre gli schizzi
delle Tue onde sul mio scoglio

ed è quello l’unico momento
in cui io,
abbracciata a Te,
senza più alcun cielo

spicco il volo

.

Liberamente scucito dalle coronarie

chance

sur le clavier

.

fra i Tuoi fiori bianchi,
rimango ferma, nell’iride del Tuo termpo
ad accarezzare le future memorie dell’Amore.

Eravamo belli, sai,
entrambi noi, ancora lontani,
persi nei vicoli dell’Amore.

Di sicuro ci siamo accarezzati con gli occhi,
mentre i nostri cuori guardavano altro.

In quello stesso vicolo
sarei salita sul Tuo ramo, 
ciliegio in fiore,
da dove, con stupore,
 mi stai riconsegnando al futuro.

Siamo belli sai,
con gli occhi meno aperti,
socchiusi alle probabilità del dolore di
un nuovo Amore.

sul Ramo bianco fiorito
nascono in ogni stagione
come sulla mia bocca,

le Tue ciliegie
.

Liberamente tratto dal ramo del ciliegio in fiore

bourgeon II

bourgeon

.

Quando il male arriva, improvviso, io piango.
Non ho ancora ben capito come nascano gli alberi
ne’ dove trovino forza i fiori
per germogliare.

Le lacrime aiutano a fertilizzare le terre morte
e a permettere che qualcosa,
nella melma, sopra un dolore,
possa in qualche modo nascere.

Come nascono i germogli,
non l’ho mai capito.
Mani che dal basso cercano cielo
dove aprirsi ad un’altra eventualità.

E prima di vedere cielo
e prima di toccare la Tua fronte, Amore
io ho pianto tanto

.

liberamente strappato dal cuore

doucement

doucement

.

Delle scelte,
avrei fatto la mia Libertà.

Anche di farmi male.

Per ogni volta che T’ho permesso
di non incatenarmi il cuore,
io, cane nero,
avrei pianto

mentre dal cuore
ancora m’invii tutto quello
che ancora raccolgo.

Nel silenzio colgo,
aggrappata alle parole
nuove carezze
su un ciliegio in fiore

.

liberamente tratto dalle rincorse delle nuvole
e dal volo degli aquiloni