vol vert

indépendance - souvenir

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Erano gli anni consumati tutti in un giorno.
il ricordo è nei tuoi pugni su un muro
mentre piangevi.
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Io ero dietro ad un cespuglio di spade,
ero all’inferno.
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Era il mio male di esistermi,
era il vagone di un treno la mia casa.
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La tua m’aspettava
dietro ai primo odore di neve,
dietro alle lacrime,
compivi gli anni il tredici ottobre.
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Stazione di Milano e tu mi cercavi.
Bevevo vino nel tuo sguardo arreso
con un illuso come me.
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Ogni stazione ha la sua stagione.
Prego il dio che ti riporti sul binario
degli incontri felici.
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Giusto il tempo prima della ripartenza
per un abbraccio, una carezza, un perdono
e poi di nuovo dove il volo ti è verde,
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lasciarti andare.

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auguri babbo.
 Sarebbero ottantadue tu fossi ancora qui.

petit homme

indépendance - les temps

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Chiedi del passato
e lo cerchi negli armadi dei ricordi,
per immaginarlo indosso ad ogni domani.
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Mi sono allargata in pazienza,
mentre si sono ristretti nel calendario, i giorni.
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Del tuo domani sii ogni tuo presente,
come arco di ogni tua freccia,
sii del tuo destino la linea d’orizzonte.
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Interroga tutti i tuoi dubbi
e finchè ne avrai, sarai re delle certezze.

Nei segreti del silenzio,
fra nuvole che pascolano il cielo
e un sole che buca l’aria
troverai la curiosità delle risposte.

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Ha una sua melodia,
come rigenerato dalla vita
il cadere delle foglie

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Guardandoti crescere

père

indépendance - boulevard beatrice

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"… Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione,
chi tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi,
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità…"

Fabrizio De Andrè
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***
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Ricordi ancora quando scrivevo parole
partendo dal lato destro del foglio verso sinistra?
Tu mi dicevi: " scrivi, scrivi come senti, scrivi come ti va’".
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Ricordi ancora le punizioni che prendevo a scuola 
perchè scrivevo al contrario e tu
scendevi dalla tua cravatta
per prendere in braccio la mia ragione?
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Ottobre, mese d’uva nera
di odore del primo fuoco nella stanza.
Ottobre, mese della dimenticanza.
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La tua casa ora è un odore di malattia,
dove la donna invecchia tutta la tua assenza.
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Non un organo del corpo
le suona più la melodia della donna.
"Quando mi ha conosciuta – dice ricordandoti-  
ero anche io così bella".
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Lo sguardo le cade sul posto tuo rimasto vuoto
e il cucchiaio scandisce memorie.
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Ottobre segnò nascita e prima distanza.
Le rose bianche supplicavano ritorno,
le tante rosse, mescolate alle zolle
pregavano per noi dal cuore della terra.

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Una fotografia ci ritrae ridendo
come se stessimo ancora camminando.

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Dalla più feroce delle assenze, babbo.

mains et vent

indépendance - fleurs

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Erano il mio tempo migliore.

C’era il silenzio a cantare nel vento,
come fosse quello
l’attimo eterno.

Un ruscello costeggiava la stagione,
e mani d’uomo costruivano
con premura il telaio dell’aquilone.

Ora che abbiamo trovato il cielo,
ora che la pazienza
è solo il tempo del ricordo,
quanta legna bruceremo
nel nostro fuoco?

La chitarra è appoggiata alla parete;
dei ruderi d’infanzia,
rimane l’odore del tempo lontano
e un vento fuori che lo ricorda.

Era l’inizio della fine dell’estate
era un tamburo che batteva
nel vestitino bianco

rosso di ciliegie

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Dalla mia stagione migliore.
ricordando Spazzavento – 1972

couvrons-nous

indépendance - nudité

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Tu sei la consistenza dell’abbraccio,
dove la femmina diventa
un immenso campo incolto
con un bambino che ci diventa uomo dentro.

Con quella camicia persa alla nascita,
strappata nella crescita,
ancora tenta di coprirsi la donna
mentre raccoglie nella fatica del giorno,
il fiore strappato.

Tu non lo sai, lei ti vive dentro
in un silenzio che non risponde,
dove tramonto e tenerezza
hanno lo stesso timbro di voce.

Ascoltala la vita,
pronta a rinascere ora e sempre, madre.
 Lei come me,
figlia
della tua storia

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Dal diario senza carta di me mamma

dis huit ans

indépendance - père!

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Sta tutto dentro a un silenzio,
e si traduce con quello che la voce
non arriva a dire.

Tu sei in tutto quello che si muove
e oltre, fino dove ha origine
il primo vagito d’appartenenza.

Sei nelle domande
a cui rispondi nelle interruzioni di tempo
con cui ci burlano gli anni.

Sospeso nell’infinito della memoria,
in una dimensione angelica,
guardi a noi che viviamo l’inferno.

E non c’è giorno di pace
nemmeno nel silenzio.
Non una parola che restituisca verità
alla menzogna,
ne’ ragione all’errore umano.

Rimane incisa e  presente
tutta la ferocia dell’assenza
che siede ogni giorno alla nostra tavola.

E’ un vuoto che non consola
quest’assenza oggi maggiorenne
che si contiene al sole,
ma piange ininterrottamente

come fosse
il vagito di un bambino appena nato

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18 anni fa

maman

indépendance  - les temps

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Non le fa una ruga in volto
quella tristezza ch’è d’ogni suo giorno
il più vivo degli sguardi.

Ha lunghi capelli bianchi con cui misura il tempo
e un dente d’oro nascosto nella bocca;

lo accarezza con la lingua
poi composta come una regina,
porta il cucchiaio alla bocca per masticare
una minestrina di dado.

Passa la lingua sul dente
e racconta di quando era figlia della storia
ed aveva un vestitino in chiffon
e dei nastrini nei capelli.

Cerca il futuro
in quel morso con cui masticava il mondo,
prima che la vita rigurgitasse lei.

Strappata la donna dal male del tempo,
si porta in giro per le stanze
con un guinzaglio di plastica
con cui piscia e respira l’inutilità del tempo,

poi guardandoci
non mostra più nemmeno
il suo dente d’oro

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La memoria è solo una condanna
scampata all’esecuzione

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dalla condanna del tempo
album di famiglia

vague

indépendance - à la plage

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Ti ricordi ancora quei giorni
in cui ci divertiva la sabbia
e io lì sotto con la testa fuori?

Mi dicevi
‘mamma, mamma, attenta, arriva il mare’
la testa fuori si lasciava schiaffeggiare dalle onde
fin quando scoprimmo la preziosità del silenzio
che sta nelle conchiglie.

Ti ricordi ancora
quando scavando in me,
trovammo il deserto nel mare?

Il mare un ricordo lontano
come l’orizzonte.

Cercasti di dissotterrare un’anima dalla polvere
e la donna che piangeva
rispondeva quando la chiamavi mamma.

Ti ricordi ancora
la mia paura delle onde?
O quando mi pregavi di uscire dalla sabbia
per giocare alle biglie?

Castelli di sabbia
ricordano ancora quella storia.

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Nella mano con cui mi regalavi l’infinita fiducia,
la prima pietra da scagliare
contro le eventualità.

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***

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Notizia di poco fa…
Stasera al telegiornale di Tele Ducato
(Emilia Romagna – Basso lodigiano)
nell’edizione delle 19.00 e in repliche notturne
parleranno di me e delle fotografie di Deborah Marini,
in relazione a un premio di poesia.

Non volevo ancora darne notizia,
da Settembre diventerò presidente di Giuria
di un premio poesia itinerante in tutta italia.

E l’inizio sarà nel lodigiano
per ricordare tutti gli insegnanti
che ci hanno insegnato le prime parole.

Il premio è dedicato a
Piera Micheli Rossi

 

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Dalla memoria delle carezze

faim

indépendance - bouche

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Michela oggi se vuoi
puoi tornare nel silenzio della mia casa.
Oggi puoi, se torni, accendere la luce.

Diventano lunghi i silenzi d’inverno
in una casa senza suoni, luce e  riscaldamento.

Tre i miei.
Uno lontano dal silenzio dei fatti,
uno nel silenzio senza fine di una donna.
uno con te qui
e quel silenzio finiva quasi ogni sera
in una risata, in una bevuta, in un abbraccio.

Poi ognuna di noi due, piangeva.
Ed era bello giocare come bambine
stanche di scappare.
Ed era rinascere ogni giorno accanto
di sangue diverso, sorelle.

Michela oggi se vuoi, puoi.
Puoi se vuoi, non cercare le stanze nella memoria,
e respirare odore di bucato di lavatrice.

Michela se tu fossi qui, sarei un pò più famiglia,
sarei meno sola del vuoto
con una collana di noci al collo.

Puoi lavarti non più al lume di una candela
sotto all’acqua gelida  delle docce d’inverno
con in sottofondo quel mio piangere
più freddo d’ogni silenzio.

Tu sei arrivata sempre con l’estate
senza sparire mai d’inverno.

Michela oggi se vuoi posso offrirti un te’ caldo,
in tazza di ceramica elegante
come m’hanno insegnato in famiglia.

Non chiedermi dov’è ch’è iniziato
il cigolare del destino.
Iniziò prima che sparisse la luce in me
il caldo in me, oltre la porta violata
senza cardini, i giorni.

Michela, oggi se vuoi, puoi scaldarti.
Ho cambiato per i nostri giorni
anche gli asciugamani.

Nella dispensa c’è ancora
quel pezzo di cioccolata da pochi centesimi
prezioso come la miseria.

Michela, oggi se vuoi
io posso apparecchiarti la tavola.
con un pezzo di pane e del sale

e Tu sai,

solo tu sai
quanto quel pane sia benedetto.

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Dalle cose che accadono,
dalla caldaia nuova in casa,
dalla vita

l'Appartenance

indépendance - histoire d'un jour

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Entro dal buio in camera per vedere se ci sei.

In tanti, troppi giorni, il letto è vuoto
e l’utero si fa coperta, tessuto,
pelle, sangue e abbraccio di cotone.

Una maglia lasciata nel mio vuoto
con dentro tutto il tuo odore.

Tu sei quel giardino che fiorisce anche in inverno
dove mi irrighi, fiore di campo
premuroso e attento
nenache tu fossi il giardiniere di una reggia.

Certi fiori
sono preghiere che salgono al cielo
in cerca della pioggia, di dio
o di una nuvola dove addormentare
la stanchezza della donna.

Certi fiori
vivono nel silenzio delle cose
dove oltre e dietro la fitta siepe
 la strada si fa storia

E’ di noi una donna che va
a piedi nudi nella polvere

con un maglione stretto intorno al cuore
con lei e il suo bambino
abbracciati dentro

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Dall’utero del cuore o dal cuore dell’utero.
basta che ci sei te, Giacomo