un autre jour

indépendance - jardin d'une vie
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Fotografia di E. Larue

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Attimi
è quello che ora ricordo.

Ridevamo dei nostri malanni,
del ghiaccio nato sul cruscotto
prima che arrivasse gennaio.

Dei sentieri che scava il cuore, Amando.
Era la luce chiara di un istante,
il raccontarci le ombre della vita
viste dagli angoli caldi dell’abbraccio.

Dimmi che non hai più freddo,
che il ricordo di noi, 
ci scalderà anche nel giorno della merla.

Si squaglia
– come distratto dal tempo –
il quadro
che vide perdersi dietro a un viale,
due amanti.

Noi eravamo quelli che osservavano
il cadere delle foglie
e che tiravano i calci alla luna
prima che s’aprisse
sul viale ormai vuoto,

il giorno.

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trovato facendo a pugni con le assenze

n'est pas un adieu

indépendance- n'est pas un adieu
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Fotografia di A. Radonic

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Ora che sai
quanti salti fa il daino
o quanta acqua nasconde il deserto,

sciogli tutti i segreti degli occhi
e parlami in silenzio
della libertà degli uccelli
o del dove nascono i colori del mondo.

Occhi di velluto
non nascondono più niente;
atto unico la vita
con riflettori accesi sul corridoio
degli "Arrivederci".

Solo la mia mano
cercando quel tuo sguardo eterno
conta, immaginadoli pesci,

i sassi
dentro al torrente.

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Ciao Andrea

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non è un addio e tu lo sai

Andrè et le jardin d’hiver

indépendance - Andrea Cambi
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Andrea Cambi

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Con te
è ancora ridere con tenera amarezza
della vita e dei suoi inganni,

così come i nostri occhi ricordano,
nella bellezza d’ogni incontro,
o nella familiarità dell’abbraccio.

Essere già di casa ovunque,
perchè tu già lo sapevi
che vita è quello che non è previsto.

Arrampicarmi con te sugli specchi
e raccogliere in complicità
un tempo mai interrotto.

Stare dall’altra parte dei discorsi,
dove la vera finzione è di chi non finge
e trovarti dietro ogni ruolo,
al di là del banco dei consensi,
puro come l’acqua.

Piovi ora sulle strade di polvere
e ridi ora che puoi, serenamente
di questo palcoscenico
fatto di orrori consumati col consenso.

Prendi per mano la mia mano,
come fossi un vento di scirocco
e lascia chiudere il sipario
sul nostro ultimo recente abbraccio,

dietro le quinte c’è un’altra vita
che ci aspetta.

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Ciao Andrea,
Ti ho voluto e ti voglio un gran bene.

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Già mi manchi

les amis

Andrea Cambi, foto di Chiara Sgrana

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Andrea Cambi
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(fotografia di Chiara Sgrana)

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Fra le mura ci sono io, cinque gatti che presto se ne andranno
il mio cane e un pitbull, lasciatomi in custodia da un’amica.

Fondamentalmente non c’è nessuno a tavola con me
e nell’insalata con le carotine filangè,
penso a chi vorrei lì, che non vedo da tempo.

Compongo il numero, non risponde subito;
Risponde quando ho la bocca piena di quelle foglie
e di quei fili arancioni incastrati fra i denti.

-Zingara d’una Bea, sono a Livorno stasera,
quando ci si vede per una bevuta?
– Quando vuoi.
-Settimana prossima vengo da te,
che noi zingari dell’Amore circolare, a tutto tondo ci si capisce.
Dimmi un pò e Lui?
– A quale Lui sei rimasto?
– quello… dai, di…
– Ah ecco sì, Lui. Sì, Lui.

A lui posso dire tutto.
Ai pochi, rari Amici, si può versare del veleno nel bicchiere
che sanno riconoscere dal colore,
l’odore delle lacrime.

Ce le siamo bevute dalle nostre bocche le lacrime,
e giocate intorno a un camino, prima dei tanti spiragli,
che le porte socchiuse c’hanno chiuso.

– Certo che sei una bella testa di cazzo, Bea,
quando avevo bisogno te c’eri. Perchè non mi hai chiamato?
Perchè non me l’hai detto tutto questo di te?  Per te io ci sono…
Ci sono sempre, stronza.

Sei un puro. sei un poeta. sei un Uomo
e sei soprattutto un Amico.

Si parla del suo lavoro in teatro,
si parla delle mie parole.
Gli racconto del reading-presentazione di ottobre
nella nostra terra carente di ci-dura,
come l’acqua di sorgente.

Qualunque sia il programma, io ci sarò
e vorrò leggere io alcune cose tue
Il programma se è così come lo dici
è bello! Bello davvero!

– Andrea, dopo la serata si andrà tutti alla casa sul lago.
Tutti gli amici… e credimi, si sarà in pochi.
Io ho bisogno di stare nuda, senza maschere,
senza teatrini benpensanti,
ho bisogno di non aver bisogno di difendermi, sempre.

Gli chiedo allora se ha notizie di Francesco
che stavo pensando di invitarlo a leggere le mie parole.
Francesco, Bea, sta male. E’ in coma all’ospedale a Roma.

Rimango silenziosa, con la colpa dei peccatori
e muri da frantumarmi addosso.

Leggo allora per quasi tutta la notte, in rete
le notizie su Francesco.

Ci vuole sempre una scala su cui frantumarsi il cranio
perchè qualcuno si ricordi di noi.

liberamente tratto dalle cose che accadono