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Arriveranno nuove stagioni
e nuovi venti a trasportare le antiche foglie.
Fra un dolore che non finisce
e la vita che esplode in pianti di giorni,
si consuma nell’attesa
un altro ieri
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Trovato nei giorni inquieti

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Arriveranno nuove stagioni
e nuovi venti a trasportare le antiche foglie.
Fra un dolore che non finisce
e la vita che esplode in pianti di giorni,
si consuma nell’attesa
un altro ieri
.
Trovato nei giorni inquieti

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Nella leggerezza della nebbia
avrei dovuto fare i conti con la sostanza della pioggia,
senza ombra di destino,
rimanere sola in volo, a filo dell’acqua.
Disegna strane figure la pioggia sull’acqua
e come fosse niente,
in un abbraccio di millenni, si confonde,
placa nel dopo la sua forza per stabilire l’ordine.
Delle mie prigioni, sono io la gabbia
l’abbandono, il secondino che stringe al petto
il valore del niente.
La porta chiusa è una chiave che non gira
è uno bacio dato ad un uomo prima dell’Amore
senza conoscerne il nome.
Dallo scoglio, prima di bere,
ho ingoiato in un solo sorso, come fosse vita
tutto il mare
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Trovato nell’odore della pioggia

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Piazza Santa Croce – Firenze – Maggio 1971
Beatrice e babbo
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E’ di tutte le nostre fotografie, questa quella che di noi,
in assoluto preferisco.
Stavo in bilico fra la terra e il cielo
con la tua mano sicura a sostenere la mia curiosità.
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Il cielo dei bambini è un cielo sicuro
perchè c’è qualcuno che muove gli aquiloni
e ricorda lo scandire del tempo,
nel passare delle cose.
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Tante cose stanno succedendo
e vorrei ancora essere su quel pilone incerto
con la tua mano sicura che mi guida
e vorrei come allora correre nel tuo studio che sa di fumo
con la lettera arrivata oggi e gridare come una bambina
"Babbo, leggi! Babbo leggi! Sei felice?"
Oggi, se tu fossi con me, vorrei regalarti una gioia
a te, babbo, il mio sito è dedicato.
36 anni dopo, di maggio
www.beatriceniccolai.com
(a mAizon Graphic Production)
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Dal cuore

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Era il venticinque aprile
eravamo bambine in fiore e tu, come me,
nell’amore morivi.
Ti ricorda un mazzo di fiori sull’albero
che incide nella storia delle bambine
la morte a cento all’ora dietro la curva del sole.
Il tuo era il mio,
compagna di giochi d’infanzia tradita.
Una strada separava i lunghi pomeriggi di confidenze
in questi occhi chiari
che subiscono le ingiustizie dei corvi sulle carcasse dei vivi.
Era il venticinque aprile e tu dietro il sole, andavi.
Me lo raccontò il tuo nome su un foglio
con una madonna piena di gigli
in quel braccio di strada che stringeva i nostri pomeriggi.
Piansi talmente forte
che scrissi per te le prime parole
di nascosto, su un foglio che ancora fa sangue.
Era il venticinque aprile 1982 e la banda suonava in paese.
Oggi la banda ha suonato ancora
per le strade del paese.
ma a te nessuno ti ha ricordata.
Nemmeno un’orchidea bianca
sulla solitudine
E’ questa la guerra delle bambine
.
Elisabetta ho sempre invidiato i tuoi riccioli
nei capelli.

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Chiudo senza paura le serrande sulla sera,
dove sempre Tu arrivi.
Fioriscono Amore, i soliti pensieri,
fiorisce ancora come fosse ieri
l’infinito disperso nella polvere dei giorni.
Apro la credenza degli odori
per respirare forte la Tua assenza.
Siediti sul mio cuore, Amore
e canta, come allora, la nostra canzone.
Se il cuore starnutisce,
coprimelo di Te, coprimelo con un abbraccio
e spogliami prima di fare l’Amore
nel Tuo respiro.
Dal cassetto ancora esce il Tuo profumo
e i gatti fanno le fusa con la Tua ombra.
Anche il lattaio si è affacciato sui miei seni
ed ha portato, in quell’infinito in cui Tu non c’eri,
un saluto per Te
.
Trovato nel cassetto dell’intimo
ed è uscito il Tuo odore. Sembrava un grillo

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Ti guardavo con gli occhi del cuore,
quello sguardo imparziale
che nasconde le imperfezioni della realtà.
Eri bellissimo
nella penombra della tua esistenza
anche quando bevevo la tua essenza
come fosse sorgente di vita,
e non avevo capito ch’eri già assenza.
Gli occhi vivaci del cuore
riempiono di specchi le pareti
nel gioco infinito del perdersi.
Con una mano lanci ancora carezze
a quegli specchi che si frantumano negli occhi,
in lucidi frammenti di ricordi.
Ancora s’illumina la tua mano,
aggrappata alle ombre del domani
nell’assordante silenzio della sera
.
Trovato nei frammenti di pensieri

.
Voci affollate si rincorrono nei corridoi dei pensieri,
nel sottofondo della vita
da dove emerge la mia lontananza.
Ero lì, nei vestiti che mi muovevano
in uno spazio troppo distante
da dove mi trovavo,
per accorgermi d’essere
ancora là
.
.
:
Sono sempre altrove rispetto a dove mi trovo

.
Apro di te, il ricordo,
come fosse stato ieri la prima volta, di noi,
la sicurezza di una voce.
In questo dove,
arriva dove tu sempre manchi,
una luce
.
Cercando le assenze

.
Si spostano
quando non più non te l’aspetti,
le nuvole.
Passano gli anni in un pugno di giorni
come fosse stato vivere,
come fosse stato tutto vero.
Si muovono di noi,
interminabili vuoti d’aria
ch’è stato come cadere,
come risalire,
per poi,
sul ciglio di un pensiero, riposare.
Passeranno altri giorni
nel silenzio delle tue labbra?
Passeranno questi inverni
senza più nemmeno il lusso della neve?
Scrivi ancora al mio solito indirizzo
per regalarmi la certezza del passaggio,
come fosse di noi,
non solo apologia d’un sogno,
delirio d’amore
e certezza d’un ricordo
.
Sulle sponde non lontane dell’ieri
arriva già il tramonto
.
Trovato qui

.
E’ nel silenzio che se ne vanno le cose
ed è il silenzio il rumore assordante
che crea gli echi di Dio.
Era una bambina che giocava col sole
l’anima che si bruciò
cadendo come foglia morta sull cuore
dell’anima delle cose.
Ho visto la tua ombra volare nella mia vita
e delle ombre di silenzio hai scritto
nella mia pagina vuota
la tua migliore canzone.
.
Dedicato alla certezza delle assenze
ch’è un pò come credere a Dio
***
.
C’est dans le silence que s’en vont les choses
et c’est le silence rumeur assourdissante
que créa les échos de Dieu.
Il y avait une enfant qui jouait avec le soleil
l’âme se consumant
tombant comme feuilles mortes sur le cœur
de l’ essence des choses.
J’ai vu ton ombre planer dans ma vie
et des ses ombres du silence tu as écris
sur ma page vide
ta meilleur chanson
(traduzione di Guidu Antonietti Di Cinarca)
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